
QUESTA STRANA E INCONTENIBILE STAGIONE
Ho rotto un tabù; dopo due anni sto provando a leggere qualcosa sul Covid; è un percorso cominciato dopo aver visto INSIDE di Bo Burnham.
Approcciare il virus non è facile; è materia ancora viva e sfuggente. Leggendo, e girando nelle librerie, “spizzando” qua e là, le strade sono diverse: il pamphlet caustico (se non “gomblottista”), l’instant-book “in presa diretta”, il diario del lockdown pieno di stream of consciousness.
Zadie Smith e il lockdown
Questa strana e incontenibile stagione di Zadie Smith (edito da SUR) rientra nelle seconde due categorie. Si apre con la scena quotidiana della scrittrice colta al Jefferson Market Garden a guardare i tulipani: scoprire la bellezza nella quotidianità, nella normale routine quotidiana, in quello che di solito fa da sfondo e che rientra nell’“average”, e, talvolta, nel “meh”.
Apertura quindi del tutto personale, con un rivolo di riflessione rivolto anche al mestiere di scrittore: nel lockdown sicuramente per la Smith emerge la ridefinizione dei valori, quelli che mentalmente e moralmente diamo alle cose, spesso in modo astratto.
Così nell’isolamento «anche se uno lavora da casa ogni istante che Dio manda in terra […] comunque tutto quel tempo, senza amore, sembrerà vuoto e infinito» e poi, «non c’è grande differenza fra i romanzi e le crostate, sono tutti e due soltanto qualcosa da fare. Non possono sostituire l’amore.»
Un libro frammentario tra personaggi e riflessioni
Dopodiché, il libro, frammentario, si sfilaccia in una serie di quadri di personaggi incontrati: “Cy” e “Una signora alla fermata del 98” forse sono i più riusciti.
Ma più che darci un ritratto, ancorché compresso, della vita degli afroamericani, con quel clash di riferimenti, modelli e contraddizioni in cui la società statunitense li rinchiude, in questo frangente la scrittura della Smith non va molto al di là.
Dal virus al disprezzo: il salto finale
Il libello però si spinge oltre e si conclude con un salto carpiato: un collegamento tra il virus e il virus del disprezzo, il vero virus statunitense secondo la Smith.
Per carità, vero, i pensieri della Smith sono condivisibili, ma è nel contesto di un libro come questo che c’entrano poco. Insomma, come instant-book il libro colpisce solo a tratti, nella prima parte.
L’interesse della Smith sembra altro e fa deragliare i binari del libello, che vira più sul sociale e politico, rinunciando così ad attraversare l’esperienza di questo anno e mezzo.
Un instant-book efficace solo a tratti
Non c’è niente di male, ma il discorso, proprio perché sociale e politico, non può essere dispiegato bene in un contesto miscellaneo come questo, e perde così di efficacia.
