Il Parnaso come meta letteraria tra Cinquecento e Seicento
Tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento il Parnaso divenne una “meta di pellegrinaggio” per diversi poeti e scrittori: da Cervantes agli italiani Caporali e Boccalini.
Poemi perlopiù metaletterari, in cui i poeti visitano il monte sacro alle Muse per mostrare quale secondo loro sia la via poetica più giusta.
Questo avviene in un momento di assestamento, soprattutto nella letteratura italiana, dove accanto alla norma cruscante fioriscono per reazione le poesie dialettali di ritorno (o “riflesse” come amava chiamarle Benedetto Croce).
Così anche Giulio Cesare Cortese intraprende il viaggio (Giulio Cesare Cortese, Viaggio di Parnaso, 1621).
Scrive in napoletano e sale al Monte Divino per veder riconosciuta da Apollo stesso la dignità della sua lingua e della sua letteratura.
Il messaggio meta-letterario
Il messaggio meta-letterario è chiaro: far sì che Pulcinella e il suo napoletano abbiano cittadinanza tra la letteratura alta.
Non basta una lingua depurata e fiorentineggiante per ritenersi alti letterati. Con questi propositi Cortese, forte di una lingua napoletana meno roboante di quella dell’amico Giambattista Basile e quindi più malleabile, affronta il genere del poema in ottave.
Tra Apollo e i poeti del Parnaso
Tra le discussioni per essere accettato tra i “Soloni” del Parnaso, tra un Apollo che “assaggia” le poesie-insalate, e tra apologhi raccontati da colleghi illustri (Boccaccio, da sempre innamorato di Napoli e quindi favorevole al poeta), il poema scorre veloce e sorprende per vivacità.
Tanto del merito va ascritto alla lingua napoletana in sé.
La prospettiva barocca e il finale amaro
Cortese, dal canto suo, si rivela abile nell’applicare ad una struttura tradizionale quel cambio di prospettiva, repentino quasi rocambolesco, tipico del Barocco.
In questa ottica si inscrive l’amaro colpo di scena finale: i doni fatti da Apollo al poeta, una volta tornato a Napoli, vanno perduti o si rivelano inutili.
Come a dire che nella finzione del Parnaso, il poeta e la sua lingua sono stati accettati (Apollo stesso non si è opposto al parvenu, nonostante le proteste dei poeti laureati); nella realtà, invece, ancora non è così ed il riconoscimento tanto agognato sarà difficile da ottenere.
