
Il film di Laura Samani tratto dal racconto di Giani Stuparich
Il film Un anno di scuola di Laura Samani, uscito qualche settimana fa nelle sale: un piccolo capolavoro di cinema realista, d’autore, profondo eppure leggero e accessibile, tratto dall’omonimo racconto di Giani Stuparich (qui la nostra recensione). La vicenda viene ambientata nel 2007: dalla Trieste di inizio Novecento, ci troviamo, quindi, catapultati in quella di inizio millennio. Una scelta non casuale: l’anno dell’esame di maturità della regista; l’anno dell’entrata della Slovenia in Schengen. Un anno in cui i confini crollano, così anche i personaggi saranno costretti ad abbassare le barriere.
Il contesto sociale e l’arrivo di Fred
Cambia anche il contesto sociale, quello di un istituto tecnico, pressoché maschile, come maschile era il liceo Dante Alighieri dove era ambientato il racconto originale. L’equilibrio viene rotto dall’intervento di un agente estraneo, Fred, una ragazza svedese che si iscrive all’ultimo anno.
Il rapporto tra il film e il racconto originale
Per il resto, il film rimane fedele all’istanza del testo di origine: i nomi dei personaggi rimangono gli stessi del racconto, a segnalare che siano quasi dei tipi universali; gli adulti sono pressoché assenti, tratto questo rilevante anche in Stuparich; la protagonista, invece, rispetto al personaggio del film, appare meno disposta al senso di colpa, e dal dolore saprà fare tesoro, cambiando il contesto attorno a lei, in modo fermo e gentile allo stesso tempo.
Un piccolo miracolo di cinema italiano
Un piccolo miracolo, quindi: un’immersione nella provincia (favorita soprattutto dall’uso del dialetto ma anche da una colonna sonora tutta made in Friuli), un piccolo trattato sulla tarda adolescenza, una rievocazione fedele dell’essenza di uno dei testi più interessanti del nostro Novecento. Un film di cui ricordarsi quando vi diranno che in Italia non si producono più lungometraggi interessanti.
