
“E poi libri e ancora libri” (pubblicato da Lindau) è un discorso pronunciato da Federico García Lorca nel 1934 per l’inaugurazione di una biblioteca nel villaggio di Fuente Vaqueros.
È un discorso d’occasione e forse un po’ “ingessato”, ma innervato di speranza. Una biblioteca come un fiore in mezzo alle macerie, come un nuovo inizio. Ed è al futuro che il poeta guarda, senza indugi:
La funzione sociale della biblioteca secondo Lorca
«Questa biblioteca deve adempiere un importante dovere sociale, poiché se i lettori crescono sia come numero che come frequenza, e se la quantità di volumi aumenta, entro pochi anni già si noterà in paese, siatene certi, un maggiore livello culturale.
E se codesta generazione, che oggi è qui ad ascoltarmi, manca di preparazione e perciò non può apprendere dai libri tutto ciò che questi possono dare, potrà riuscirci la prossima, quella dei vostri figli.
Infatti, è giusto che sappiate tutti che noi uomini non lavoriamo per il nostro tornaconto ma per coloro che verranno, e che questo è il senso ultimo di tutte le rivoluzioni e, in fondo, il vero senso della vita.
I padri lottano per i propri figli e per i propri discendenti, mentre egoismo vuol dire sterilità. […] Sono necessari spirito di sacrificio e abnegazione da parte di tutti per sostenere la cultura, unica salvezza per i popoli».
