
Un romanzo di fantasmi a Tahiti
Turista da banane – Un tuffo nell’esotismo, nell’aria immobile di Tahiti. Il giovane Oscar Donadieu sbarca, in fuga dalle vicende buie della sua famiglia. Come molti, vorrebbe cancellare quel passato; ricominciare dal nulla, alla ricerca di quel contatto con la Natura, col quale annullarsi, perdersi. Rimanere soli con se stessi e niente altro.
Arrivato sull’isola, però, le maglie della società lo stringono e lo co-stringono. Già sulla nave fa la comparsa il personaggio che, come fantasma, attraverserà il romanzo. Perché questo è un romanzo di fantasmi.
Il tenente Lagre si è macchiato di un omicidio, dalla motivazione passionale, ma è impassibile, dalle sembianze sbiadite, non risponde alle domande degli annoiati tutori della legge tahitiani.
Oscar Donadieu e il tenente Lagre
Il romanzo si divide tra Lagre e Donadieu; quest’ultimo è il vero protagonista, ma all’altro si rimanda continuamente e a lui, e al suo processo, sarà dedicata la parte finale del libro.
E allora, per la maggior parte del libro, seguiamo Donadieu nei suoi sforzi di adattamento, tra hotel sgangherati, hotel di più alto bordo, dove la stessa alta società si abbassa a passare, e il circolo coloniale.
Alla fine, Donadieu fugge, da una società tahitiana che vuole nuovamente ingabbiarlo con la sua lente di lettura. Lui è l’Altro e loro cercano di incasellarlo. La fuga non sarà così facile, come il povero Oscar pensava.
L’ambientazione esotica secondo Simenon
Un romanzo dall’ambientazione esotica, forse come ce la immaginiamo, tra luogotenenti corrotti e annoiati e giovani indigene discinte ma consapevoli ed indipendenti.
Simenon, però, con i suoi non detti, con formidabili descrizioni, pennellate attraverso poche righe, con un personaggio che vive le sue contraddizioni prendendone a poco a poco coscienza, ci incatena, anche nei cliché, fino all’ultima riga.
