
Quando ho letto Il sole si spegne di Osamu Dazai mi è venuto naturale avere accanto un quaderno. L’attesa per questa lettura è stata lunga: finalmente, scaduti i diritti, sono comparse nuove traduzioni che hanno rimpiazzato la precedente, pur prestigiosa, di Luciano Bianciardi per Feltrinelli, datata e basata su una versione inglese dell’originale. Io ho letto il volume nella traduzione di Alessandro Passarella per le edizioni Atmosphere.
Man mano che la lettura proseguiva, ho appuntato delle teorie: Il sole si spegne è denso, simbolico, decadente. Non voglio raccordare i pensieri, che sono fluiti di getto, ma li trascrivo così come sono, come guida personale e spunto per future letture di Dazai.
La madre:
La figura della madre: sembra riconducibile al Giappone del ’47 (anno di stesura del libro), marginalizzato, isolato, sconfitto e costretto a ridimensionare per sempre la sua vocazione imperiale: la madre vive in un angolo nascosto della campagna; non si può permettere più la casa nobile di Tokyo. È il vecchio Giappone che non ha eredi ed è destinato a tramontare; ha figli che scelgono o sono costretti a scegliere altre strade, che sentono come rivoluzionarie ma sono, secondo Dazai, destinate alla perdizione.
I figli:
In particolare, rientra in questa tipologia il figlio maschio che legge gli autori occidentali e li interpreta come una guida morale, seppur deviata e deviante. La lettura sbagliata degli autori occidentali è, per Dazai, l’aspetto deteriore dell’apertura cominciata nell’epoca Meiji. Parole come “lotta, rivoluzione, passione” sono, nelle parole della protagonista, bandiere sfilacciate, involucri vuoti. Pian, piano, però, le cicatrici e le macerie della vita le lasceranno consapevolezza; consapevolezza che un’epoca di transizione vuole le sue vittime. Chi rimane è anch’esso vittima e come tale deve lottare, affrontando la sua personale battaglia.
La serpe:
il romanzo è pieno di presagi e immagini che preannunciano la tragedia, come lampi di coscienza in un mare di stordimento. Quello che viveva il Giappone del ’47, così come i personaggi, è un cambio di pelle, naturale ma ineluttabile e fatale. Porterà conseguenze dolorose, sì, ma è l’unica via di sopravvivenza. L’immagine della serpe ritorna più volte nel corso della narrazione: una serpe infesta il giardino della casa di campagna; la figlia si sente «serpe in seno» della madre; anche l’arcobaleno viene ricollegato alla forma del serpente.
I maestri senza guida
I maestri: “Il sole si spegne” esprime desolazione nei confronti dei cosiddetti “maestri”, i vecchi “sopravvissuti al naufragio” del Giappone e che dovrebbero essere d’esempio per le nuove generazioni: o si rifugiano nella solitudine fredda ed estrema, talvolta nella morte, oppure sono anch’essi contagiati dalla perdizione dei giovani e forse ne sono loro guida. Quanto coscientemente? Dazai, come sempre, non dà risposte dirette ma le sue immagini parlano da sole e in modo molto eloquente.
Conclusione
Il sole si spegne è un romanzo denso di simbolismo, che racconta la crisi profonda di un’intera generazione giapponese nel dopoguerra, con lo sguardo profondo e inquieto tipico di Osamu Dazai.
