La speculazione edilizia di Italo Calvino

Quinto Anfossi è un intellettuale grigio, dalla vita noiosa e normalissima; attorno a lui ferve l’Italia della ripresa, della speculazione, e allora si lascerà convincere ad intraprendere un’impresa edilizia…
La storia di un fallimento, di un gran bel fallimento, di un capolavoro di fallimento, non deve essere stata facile da scrivere (lo riportano anche le parole di Italo Calvino stesso, dedicate a La speculazione edilizia riportate sul sito ufficiale dell’autore ligure).
Qualcuno ha parlato di un romanzo militante; forse l’aggettivo è troppo forte; è semplicemente un romanzo civile, che nasce dall’osservazione del momento, del qui ed ora; però, un azzardo posso farlo: secondo me è tra le più compiute rappresentazioni letterarie del nostro boom economico.
Alzare gli occhi dal libro (leggeva sempre in treno) e ritrovare pezzo per pezzo il paesaggio – il muro, il fico, la noria, le canne, la scogliera – le cose viste da sempre di cui soltanto ora, per esserne stato lontano, s’accorgeva …
Le prime parole del romanzo (scritto nel 1957, pubblicato in volume singolo nel 1963) ci presentano il protagonista immerso nella lettura; il paesaggio viene notato solo dopo che il suo sguardo si alza dalla pagina ed emerge in quel rincorrersi di grigio e colore solo perché Quinto abita lontano e sta tornando in quei luoghi.
Quinto Anfossi è un personaggio “lontano”, che ha sempre preferito agire, se mai ha agito, ad una certa distanza, o meglio, tramite azioni mediate, come lo scrivere. La scrittura, il mestiere di intellettuale che egli svolge abitualmente, gli permette di interfacciarsi col mondo tramite un medium, quello della carta, della parola.
Ecco, Quinto mi fa pensare ad un personaggio, una figura di carta che ha un suo peso in quel mondo ma che trasportato nel mondo reale, nel mondo delle contrattazioni e degli affari economici, perde di consistenza, nonostante i suoi sforzi.
Calvino e la trilogia realista
Vediamo ora di inoltrarci nella Speculazione per tracciare la traiettoria dell’agire di uno dei personaggi più compiuti del Calvino della trilogia realista (che comprende anche La giornata di uno scrutatore; La speculazione edilizia si ricollega stilisticamente anche a La nuvola di smog e La formica argentina, che costituivano la sezione “La vita difficile” dell’edizione dei Racconti del ’58).
La decisione di intraprendere l’impresa economica del titolo nasce in Quinto quasi per rompere la calma, la quiete in cui egli stesso scopre di essersi costretto; è la classica uscita dalla torre d’avorio, ma viene condotta dal nostro protagonista senza raziocinio, con la voglia di strafare tipica di chi, non avendo mai agito in prima linea, vuole tutto e subito.
Caisotti: socio e antagonista
In quell’occasione si condensano i pensieri di una vita, pensieri che non si sono mai fatti esperienza e che ora hanno la possibilità di diventarlo.
Rientra in questo campionario anche la compassione di Quinto verso il suo socio/antagonista Caisotti, laddove, invece, nessuno mostra fiducia all’imprenditore; Calvino stesso descrive un uomo dai connotati animaleschi: del toro, dello squalo, del cane (seppur bastonato), del granchio.
È chiaro che Caisotti incarna l’esempio dell’avventuriero d’impresa. Se però lo squalo rimane fedele ad una linea di condotta, e le sue deviazioni sono solo apparenti, il protagonista Quinto rimane a metà del guado: l’affare non è ancora concluso e la sua passione per la concretezza imprenditoriale si spegne, persa nel burocratese degli avvocati.
Quinto stesso sembra quel «mucchio di materiale inutilizzato che non riusciva ad essere nulla», con cui il romanzo si conclude. Il suo itinerario è zig-zagante, di un personaggio che si perde, pezzo per pezzo, nel groviglio di possibilità e di imperativi che la sua stessa, fallace, coscienza gli pone.
Quanto c’è, però, di consapevole nel suo fallimento? Quanto quel fallimento è l’approdo a una nuova consapevolezza? Ai lettori la sentenza.
La nuvola di smog e La formica argentina di Italo Calvino

Indizi si possono trarre da un altro scritto calviniano di poco coevo, La nuvola di smog.
Il protagonista senza nome è un intellettuale che si trasferisce in una città per lavorare come redattore a “La Purificazione”, rivista dell’EPAUCI (Ente per la Purificazione dell’Atmosfera Urbana dei Centri Industriali).
La città è invasa da una grande nube di smog: la polvere si deposita, senza sosta, ovunque…
Se Quinto è un personaggio compiuto, il personaggio senza nome de La nuvola di smog rimane volutamente vago, inconsistente, incolore.
Chiamato in città per svolgere il ruolo di scribacchino per il giornale di un ente ecologico, si sente a disagio nella vita cittadina, esistenza grigia su sfondo grigio; eppure segretamente parteggia per la nuvola, se ne sente parte, come un camaleonte, vi si confonde.
La parentesi realistica di Calvino
Il personaggio de La nuvola di smog vive nel fumo ed è egli stesso fumo, un personaggio reso in modo volutamente evanescente. Sembra sfuggire continuamente, come una particella di quel particolato di smog che attanaglia in questi giorni Milano e dintorni (e non solo…!).
I modelli che ha davanti non lo convincono: il sindacalista, la donna altolocata, il suo “losco”, sinistro datore di lavoro. Sarà spinto via, come una particella dal vento.
E lì Calvino, che nel primo romanzo abbiamo visto disincantato, vi stupirà, come i grandi sanno fare.
La parentesi realistica, quella delle Cronache degli anni Cinquanta — nelle parole dell’autore — si chiuderà qui, a parte la sistemazione in volume dei racconti de Gli amori difficili, sempre della fine degli anni ’50 ma pubblicati in volume solo nel 1970.
Calvino cambierà pelle; cambierà anche l’Italia e quei temi, che avevano un’allure di militanza prima, poi diventeranno pian piano usurati.
Emergeranno allora, nella sua scrittura, altri approcci alla realtà dell’umano.
Conclusione
La sfida al labirinto non verrà dismessa; cambierà la strategia.
