La lezione del maestro, riflessioni sulla scrittura

Henry James, nella sua produzione novellistica, ha mostrato una propensione quasi ossessiva nel rappresentare la figura dello scrittore; molte delle sue novelle possono configurarsi come riflessioni sull’atto stesso della scrittura. Una scrittura che negli anni di James diventa sempre più atto mondano, sempre più mestiere con tutti i limiti del termine, con le sue tappe forzate e i cliché da rispettare.
Due novelle esemplari: Greville Fane e La lezione del maestro
Prenderemo in esame due novelle in particolare che mi è capitato di accogliere nella mia biblioteca un po’ per caso, come spesso accade ai collezionisti bibliomani: Greville Fane e La lezione del maestro, quest’ultima edita da Adelphi (Euro 11); la prima letta nell’edizione uscita in edicola per Repubblica/L’Espresso.
Greville Fane: vita e letteratura a doppio filo
In Greville Fane viene ritratta una scrittrice di romanzetti popolari, di quelli che spesso trovano il plauso del pubblico ma non quello della critica. Quei romanzi sono lo strumento che la protagonista adotta per intraprendere una scalata sociale, un sogno che sembra rivivere all’infinito attraverso i suoi personaggi.
James rappresenta qui una pericolosa osmosi tra vita e storie da romanzo, una sorta di bovarismo consapevole e scientifico. Greville inizia a manipolare il proprio figlio come fosse un personaggio da plasmare: tracciandone la trama, la crescita e persino la carriera lavorativa. L’allusione, neppure tanto celata, è a Anthony Trollope, che, si racconta, imponeva a se stesso rigidi orari di scrittura e tentava di ammaestrare il figlio alla carriera letteraria.
Un figlio scrittore “programmato”
Il figlio di Greville alla fine diventerà scrittore, ma sarà uno scrittore “in provetta”: tutto è deciso a priori, seguendo pedissequamente i cliché del mestiere — quando fumare la prima sigaretta, quando fare le prime esperienze, quanto dev’essere grande il bagaglio di vita per cominciare a scrivere. Similmente, anche la figlia verrà spinta su binari prestabiliti verso un matrimonio “da favola”.
Conclusione
Qual è il giudizio di James su Greville? Se dovessimo sovrapporre il suo sguardo a quello del narratore, emerge un misto di ironia e di pietas. Scrivere è trovare un senso alla vita, ma non deve diventare l’arroganza di voler disciplinare tutto, cose e persone comprese; la vita, alla fine, anche per James che le ha votato l’esistenza, non è solo un libro scritto. Anche se di libri scritti ce ne sono di bellissimi…!
Le due novelle di Henry James offrono ancora oggi una riflessione lucidissima sul mestiere dello scrivere e sul sottile confine tra arte e controllo.
