IL MESTIERE DELLO SCRITTORE – DUE NOVELLE DI HENRY JAMES – PUNTATA 2

Con La lezione del maestro di Henry James guarda all’altra faccia del mestiere di scrittore, quella del successo e dell’ammirazione. Greville Fane viene colta nella sua parabola discendente, nel disperato intento di salvare per via ereditaria un impero che si sta sgretolando. St. George, invece, “il maestro” della novella è rappresentato al suo apice. Apice solo sociale e non letterario.
St. George nella repubblica delle lettere è ormai il passato, aggrappato con le unghie ad alcuni romanzi di diversi anni prima e i cui standard non sono stati più replicati. Il nostro è ormai una figurina da collezione nei salotti dell’alta società, una convenzione vivente, un monumento al “buon gusto” sotto il quale però ormai la sostanza latita.
Il ruolo del maestro nella scrittura
Chiuso in questa gabbia e chiuso concretamente nel grande ufficio-biblioteca in cui scrive, pontifica che i figli non si dovrebbero avere e sono «incentivo verso la dannazione»; per questo chiede ad Overt, il giovane discepolo, abbagliato dal maestro, di non abbassare la qualità della sua scrittura, di rimanere in e «per l’Inghilterra». Una vera e propria investitura… Non svelo oltre.
James, come sempre, sa sorprendere e soprattutto mostrare mirabilmente le miserie umane; La lezione del maestro è un apologo sul potere e l’inganno della parola, soprattutto se questa cade nelle mani di persone troppo egocentriche.
La figura dello scrittore tra società e realtà
Concludendo questa breve ricognizione nelle novelle del grande autore americano, in entrambe la figura dello scrittore si palesa nella sua prosaicità. La società sembra aver del tutto inglobato il mestiere di scrivere, rendendolo innocuo, svuotandolo del senso che dovrebbe avere, per James: raccontare la realtà.
Sia Greville che St. George per motivi diversi non lo fanno più e per loro va bene così: tanto più che ricevono lo stesso plauso e successo.
Conclusione: l’attualità di Henry James
Forse un po’ pessimista il vecchio James ma alcune dinamiche, quelle delle pose, quelle dei maestri che pontificano e razzolano male, tipiche della civiltà dell’immagine, le ha previste con straordinaria lucidità.
