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Trama
“Le disavventure di Pat Hobby” di Francis Scott Fitzgerald.
Pat ha quarantanove anni e non se la passa per niente bene: ha gli occhi perennemente arrossati e un sentore di whisky nell’alito, la sua auto non è proprio sua, ed è così squattrinato che le sue ex mogli non hanno nemmeno provato a chiedergli gli alimenti.
Non apre un libro da un pezzo e legge solo i giornali che si occupano di corse. Sebbene a prima vista sembri una comparsa cinematografica in sfacelo, Pat è in realtà uno sceneggiatore di Hollywood che ha conosciuto i suoi momenti migliori durante l’era del cinema muto. Ormai, però, con l’avvento del sonoro, le cose sono irrimediabilmente cambiate e lui si è ridotto a girare famelico per gli studios a caccia di un impiego o di qualsiasi mezzuccio che gli permetta di raccattare qualche dollaro. Ma i tempi sono grami e questi racconti (scritti tra il 1939 e il 1940, quando Francis Scott Fitzgerald, guarda caso, lavorava per gli Universal Studios) si concludono inesorabilmente male.
Recensione
Un viaggio nella Hollywood dell’alba degli anni Quaranta; un viaggio dai toni crepuscolari fuori e dentro gli Studios; un viaggio amaro, ironico, un po’ picaresco, un po’ sottotraccia, con quell’understatement, che, se vi piace, vi sarà irresistibile; se non lo sopportate, forse meglio chiudere a pagina 13.
Pat Hobby potrebbe rassomigliare a un picaro degli anni ’40; è un perdente, perennemente “stropicciato”, come i suoi vestiti, ma anche un vincente. Rimane sempre in piedi, incassa, vive nel costante rimpianto degli anni passati, eppure non retrocede di fronte alle sfide che la nuova situazione di lavoro gli presenta davanti ogni giorno. L’ennesima paga più bassa, l’ennesima mansione extra contratto; possiamo dire che questi racconti brevi e fulminanti sono una riflessione sul lavoro, sulla sua degradazione e sul suo sfruttamento.
Lì dove tutto luccica e sembra brillare, anche lì o proprio lì, nascoste in bella vista ci sono zone grigie, dove il lavoro spesso troppo spesso non è di qualità, anzi, sembra andare più giù, cominciando a scavare.
Forse potremmo anche forse classificare questi racconti come uno scritto minore del grande Fitzgerald ma sono scritti con una felicità di intuizione e visione, con un piglio veloce e frenetico, figlio non troppo lontano dell’era jazz, che quasi non vorremmo arrivare all’ultima pagina. E se ci arriviamo, ci arriviamo comunque soddisfatti, ma con il vestito elegante sgualcito e un po’ inzaccherato da questo viaggio nel dietro le quinte di Hollywood, proprio come Fitzgerald avrebbe voluto.
Sull’autore:
Francis Scott Fitzgerald (1896–1940) è stato uno degli scrittori più rappresentativi dell’età del jazz americana. Con uno stile elegante e malinconico, ha raccontato le illusioni e i disincanti dell’alta società degli anni ’20. È celebre soprattutto per Il grande Gatsby, romanzo simbolo del sogno americano infranto. La sua vita, segnata da successi letterari ma anche da difficoltà economiche e personali (in particolare il rapporto tormentato con la moglie Zelda), rispecchia molte delle tematiche dei suoi libri.

Le disavventure di Pat Hobby : soldi buttati via