
Gli inganni di Sandro De Feo
Intanto, permettetemi, l’inganno più grande è quello di De Feo stesso, uno sceneggiatore e una figura “di contorno” se messa accanto a quelle di Flaiano, Pannunzio, Cardarelli, che frequentava in quegli anni e con cui condivideva le redazioni di giorno e le osterie di sera. Una figura dimenticata, salvata, come molte altre, dai tipi di Cliquot che non finiremo mai di ringraziare.
Roma come eterna decadenza
Ebbene, da una figura di contorno non ti aspetti un romanzo così. Un romanzo che contiene descrizioni e pennellate della città eterna tra le più dirette ed essenziali. Una Roma inventata, proiezione della mente; una Roma che non c’è, come quella oggi di Sorrentino o rappresentata nel film Enea di Pietro Castellitto. Non a caso, una delle pagine più belle si trova a metà romanzo: una descrizione epifanica della città, pur essendo in absentia, da lontano, mentre i personaggi sono immersi nel verde di Villa Adriana a Tivoli.
Tornano nella scrittura di De Feo i riferimenti all’età dell’oro, alla decadenza della vita, che è una caduta dal Paradiso; il parallelo con Roma è evidente: anche Roma vive un eterno decadere, un lunghissimo, infinito tramonto.
Roma zoo e groviglio di illusioni
L’altra immagine lampante è quella dello zoo; Roma come un grande giardino zoologico, con animali in gabbia che ruggiscono ma sono innocui; possiamo vederli a distanza, sgranocchiando placidamente le nostre noccioline. Così i Romani baccajano ma nun mordono. Anche questa immagine poignant rimane con noi oltre la lettura.
Del resto, questo inganno è anche quello del cinema in cui sia De Feo che il personaggio fittizio che narra fanno parte: la Roma de Gli Inganni è già la Roma dei mille set, delle storie a tema e a tesi, dei caratteristi.
Il romanzo è in soggettiva: pensieri, azioni, omissioni di uno dei tanti che popolano il sottobosco cinematografico romano degli anni ‘60, un vero generone di personaggi unici. Chi ha accostato Gli inganni a La dolce vita non sbaglia.
Conclusione
Gli inganni per De Feo sono quelli che noi stessi creiamo: i nostri schemi, le nostre tesi, i filtri con cui leggiamo la realtà. Anche sapendo che sono falsi, spesso ci ricadiamo. Così Vituccio, personaggio sempliciotto e provinciale, diventa il costante ricordo delle origini del protagonista; allo stesso modo, Silvana non è solo una regazzetta in cerca di successo.
Gli inganni: un libro di fantasmi, miti, vecchie storie, ricordi, sogni. Un romanzo che riflette su Roma, sul cinema, e sulle illusioni che costruiamo attorno a noi.
