Ricordi di un impiegato: trama e significato

Sinossi
Narrato in forma di diario, Ricordi di un impiegato fu pubblicato postumo nel 1920. Il protagonista, Leopoldo Gradi, racconta di come è costretto a lasciare Firenze per andare a lavorare alla stazione di Pontedera, dove è stato assunto come impiegato nelle Ferrovie dello Stato.
Leopoldo, appena ventenne, vede così stravolta la sua vita e si trova all’improvviso lontano dalla città, dalla famiglia e da Attilia, la ragazza che ama…
Recensione e analisi
Un’opera dalla storia editoriale complessa
Ricordi di un impiegato di Federigo Tozzi ebbe vicende editoriali travagliate. Scritto nel 1910, sottoposto alla rivista «Lettura», venne rifiutato.
Finirà tra le pubblicazioni postume a cura di Giuseppe Antonio Borgese (prima in rivista nel 1920 e poi in volume nel ’24 e nel ’27).
Ad una prima lettura la tentazione di includerlo nel filone della scrittura autobiografica tozziana, nel solco di Con gli occhi chiusi e de Il podere, è forte. Ad una lettura più attenta, però ci si accorge che c’è qualcosa di più.
Il significato dei “ricordi”: memoria e suggestione
Intanto, si potrebbe partire dal titolo, ingannevole, forse fuorviante: nella decostruzione e poi ricostruzione del romanzo operata da Tozzi, sempre in bilico tra linearità e sperimentazione, i “Ricordi” del titolo sono per ammissione dello stesso Leopoldo Gradi, il protagonista, ingannevoli, scaturiti dal sentimento momentaneo e dalla suggestione:
«ma devo far notare che sono ricordi che di per se stessi non hanno nessuna importanza: piuttosto cercano di accomodarsi a certi stati d’animo che mi vengono adesso. Sono, direi, come rispondenze simboliche: scherzi inutili del passato…»
Il lavoro e l’ambiente ostile
Inoltre, pochi di questi “ricordi” riguardano il lavoro. Anche se la vicenda principale ruota attorno al trasferimento del giovane per lavorare alla stazione di Pontedera.
Leopoldo soffre, per prima cosa, per il trasferimento: l’abbandono di Firenze per lui è un declassamento, non un inizio, né un’occasione.
L’ambiente lavorativo, poi, è come ce lo possiamo immaginare nella mente pessimista di Tozzi: se la premessa è che gli uomini non sono altro che primitivi tra altri primitivi, la risultante è un ambiente soffocante, dove la delazione è la regola e favori e ripicche sono all’ordine del giorno; una giungla in cui il rispetto si conquista, non si guadagna.
Paura e identità del protagonista
Un ambiente che potrebbe spaventare di per sé ma è lo sguardo di Gradi ad essere già impaurito in partenza, costantemente in preda alla paura degli altri, uomini-animali, misteriosi e che tali rimangono, nonostante i suoi sforzi.
Come se vivesse costantemente al buio, degli altri il giovane protagonista può cogliere solo barlumi di conoscenza ma si tratta comunque barlumi esili e precari.
Di più, sembra che l’identità di Gradi stia solo nella “collezione” di queste paure, e in poco altro:
«Quanti occhi e quanti sguardi io rivedo ancora, che fecero tremare e sgomentare la mia anima!».
Solitudine e contraddizione
Come molti personaggi tozziani, anche Leopoldo è un nugolo di contraddizioni: reclama e difende la sua solitudine, non si sa se per spocchia o per inettitudine (o tutte e due?); allo stesso tempo, c’è in lui il rammarico per non riuscire mai a raggiungerla del tutto.
Solo lì, però, in quei brevi momenti, guadagna un suo spazio vitale:
«Allora mi par di sfuggire alla morte, nascondendomi in me stesso; con una paura che mi mozza il respiro».
L’amore e la sconfitta
Anche l’amore, unica via d’uscita dalla stagnazione in cui vive, pian piano verrà negato, e sarà la società ad avere la meglio sul povero Leopoldo.
Conclusione: un diamante grezzo
Leggendo Ricordi di un impiegato è innegabile la sensazione che una maggiore fortuna editoriale avrebbe portato forse Tozzi ad ampliare ed approfondire meglio alcune dinamiche che rimangono, in alcuni punti, pressoché abbozzate.
Anche così, però, rimane comunque un piccolo diamante grezzo della sua produzione.
Continua a leggere su Federigo Tozzi:
Federigo Tozzi: 6 opere da leggere (analisi dei romanzi principali)
Federigo Tozzi Con gli occhi chiusi: riassunto, analisi e recensione
Giovani di Federigo Tozzi: riassunto, analisi e recensione
Gli egoisti di Federigo Tozzi: riassunto, analisi e recensione
Il podere di Federigo Tozzi: riassunto, analisi e recensione
Tre croci di Federigo Tozzi: riassunto, analisi e recensione
Chi è Federigo Tozzi

Federigo Tozzi (1883-1920) è stato uno degli scrittori più intensi e originali del primo Novecento italiano. Con uno stile asciutto, quasi spoglio, e una sensibilità modernista, ha saputo raccontare con lucidità i drammi interiori dell’uomo, i conflitti familiari e l’alienazione sociale.
Le sue opere più note, come Con gli occhi chiusi, Tre croci e Il podere, esplorano con profondità psicologica la solitudine e l’inquietudine esistenziale, anticipando tematiche che diventeranno centrali nella letteratura del secondo Novecento.
Ancora oggi, la sua scrittura colpisce per l’intensità emotiva e la forza evocativa.
