Tre croci di Federigo Tozzi: riassunto, analisi e recensione

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Tre croci: trama e significato

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Sinossi

Tre croci: un’incursione veloce e travolgente nella vita dei fratelli Gambi: Giulio, che possiede una libreria antiquaria, Niccolò, che commercia in antichità false, Enrico, rilegatore di libri. I tre, dopo essere vissuti nel discreto benessere grazie al lascito paterno, si trovano ormai in rovina…


Recensione e analisi

Un romanzo tra psicologia e società

Tre croci (1920) è, non solo a mio parere, il capolavoro di Tozzi. Un romanzo in cui lo scrittore senese riesce a coniugare magistralmente più piani, a catturare il tramonto lento, inesorabile, dalle tinte quasi cristologiche, di tre esistenze.

Tre croci è allo stesso tempo romanzo psicologico e romanzo sociale, nonché uno straordinario ritratto cittadino, di una Siena decadente, dipinta con fugaci pennellate espressioniste.

Nei tre fratelli Gambi albergano l’indolenza, l’accidia, quel farsi trasportare dalla corrente ma anche un pudore limpido, che ci affascina.


La discesa dei personaggi: regressione e ossessioni

Il romanzo si regge – non nascondiamolo – anche sul piacere un po’ sadico che accomuna scrittore e lettore; leggerlo assomiglia molto a vedere tre mosche intrappolate in un bicchiere.

Così, vediamo i due personaggi di Niccolò ed Enrico scivolare progressivamente in una regressione infantile, segnalata dalla loro ossessione per il cibo e il gioco d’azzardo. Quella per il cibo soprattutto non è dettata dalla fame ma semplicemente dall’elemento ludico e dal piacere fine a stesso.

Il personaggio di Giulio, invece, rimane fedele a quello che rappresenta: la coscienza, la consapevolezza, quella che non può fingere. Anche lui, comunque, nel corso del romanzo, vacilla, tentenna, come un vaso rotto in cui la crepa continua, imperterrita, a camminare.

Tutti e tre i fratelli vivono sulla propria pelle una sorta di pudore invalidante, figlio del fatto che non si reputano all’altezza del ruolo di adulti. Lo vivono costantemente, con un misto tra fastidio e rassegnazione, indossando l’abito di una sindrome dell’impostore perenne.


La distanza dell’autore e il superamento dell’autobiografia

In Tre croci forse Tozzi guadagna, come molti critici hanno messo in luce, la giusta distanza dai suoi personaggi.

Si può sicuramente concordare: come disse a suo tempo Giuseppe Antonio Borgese, editore e amico di Tozzi, lo scrittore lascia per la prima volta da parte l’autobiografia.


Uno sguardo più umano sui personaggi

Così, nel romanzo avviene un piccolo miracolo: di solito verso i personaggi di Tozzi non possiamo mai avvicinarci più di tanto, perché lui stesso per primo se ne allontana, con il suo sguardo disgustato e freddo, uno sguardo quasi di sfida, di battaglia, talvolta anche caustico; in Tre croci, invece, lo sguardo sui tre fratelli rimane distante, sì, ma lascia trasparire una certa umanità che, alla fine, ci rende questi personaggi più vicini, più umani, forse leggermente meno “bestie”.


Disillusione e visione tragica della vita

Tre croci marca comunque anche un ulteriore passo avanti dell’autore verso la disillusione.

Tozzi è un disilluso convinto; è il primo ad avere sfiducia nell’azione, sfiducia nell’individuo, sfiducia nel fatto che la lotta con il mondo possa portare a qualche esito positivo. Tutte queste dinamiche nel romanzo sono moltiplicate rispetto agli esiti precedenti.

E forse proprio la mancanza della lente autobiografica rende ancora più amara questa constatazione. Quella terza persona, algida, fredda, libera dalle implicazioni autobiografiche, non ci lascia più scampo. Ci lascia solo la durezza amara della vita.


Conclusione: la sconfitta dell’individuo

Ci verrebbe da dire che quella di questi tre fratelli è la storia di tre sconfitti del capitalismo, sepolti dalle scartoffie, dalle incombenze e dalle aspettative degli altri, ma forse è più giusto dire che per Tozzi è la storia della sconfitta dell’individuo nella società tragica di inizio Novecento.

Per molti, per lui stesso, per l’amico Borgese che lo stimava ed incitava, letterariamente fu un nuovo inizio. Non solo per lui, per il romanzo italiano tutto. Un nuovo inizio amarissimo, eppure di una bellezza limpida.

Un piccolo miracolo della nostra letteratura.

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Chi è Federigo Tozzi

federigo tozzi

Federigo Tozzi (1883-1920) è stato uno degli scrittori più intensi e originali del primo Novecento italiano. Con uno stile asciutto, quasi spoglio, e una sensibilità modernista, ha saputo raccontare con lucidità i drammi interiori dell’uomo, i conflitti familiari e l’alienazione sociale.

Le sue opere più note, come Con gli occhi chiusi, Tre croci e Il podere, esplorano con profondità psicologica la solitudine e l’inquietudine esistenziale, anticipando tematiche che diventeranno centrali nella letteratura del secondo Novecento.

Ancora oggi, la sua scrittura colpisce per l’intensità emotiva e la forza evocativa.

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