
Paradiso di Michele Masneri è una variazione, ennesima e ormai topica, anche se ben scritta e pungente, sull’eterna decadenza di Roma. Leggendola, ci si chiede perché la decadenza continui ad affascinarci morbosamente: è un tratto tardo-romantico che replichiamo da fine ’800. Evidentemente, la decadenza ha comunque i suoi toni soffusi, di bambagia, di pigrizia… e si adatta benissimo, come un vestito di sartoria, a Roma.
Un romanzo sulla lotta inutile contro il destino
Più che di decadenza, però, pensandoci bene, Paradiso parla di quel lottare insensato contro “il corso naturale delle cose”. Gli esiti di questa lotta non possono che essere perdenti, oggetto del nostro sarcastico sguardo.
Masneri non vi indulge troppo e il suo è uno sguardo alla Sorrentino, solo più misurato, in sintonia con il personaggio calamita del libro: Barry Volpicelli, giornalista di grido negli anni ’70 poi ritiratosi negli agi della nobiltà romana. È lui il motore attivo del romanzo, una sorta di pifferaio magico per il povero, sprovveduto ed eternamente assonnato Federico.
Conclusione
Paradiso alla fine è un road movie nell’eterno limbo della decadenza romana, una variazione sui cliché della città al tramonto, quella Roma dove “ogni entusiasmo viene punito” perché attorno c’è solo invidia, morte e invecchiamento.
Nel suo complesso, Paradiso è ben scritto, intrattiene e funziona. Lascia qualche spunto di pensiero. Non chiedetegli di più.
