Giovani e violenza: riflessioni storiche e letture consigliate

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Giovani e violenza: una costruzione sociale

I giovani non sono sempre esistiti. Sono, come molte, una costruzione sociale; a seconda delle epoche lo spazio per la crescita e lo sviluppo del tempo da dedicare alla crescita si è rimpicciolito o allargato; spesso si è prestato ad essere una zona franca che dà spazio a comportamenti devianti, col tacito assenso dei grandi; talvolta, è stato strumentalizzato dagli adulti; insomma, affrontare l’evoluzione della tematica giovanile significa comunque guardare al cambiamento sociale e alla lettura delle categorie della vita; che cambiano, come cambiano gli anni.

Teppa di Valerio Marchi

Teppa Valerio Marchi

Teppa di Valerio Marchi può essere un buon libro per iniziare ad accostarsi alla tematica; il volume affronta il tema delle bande giovanili dagli albori del Rinascimento fino ai giorni nostri, con un piglio vivace, veloce ma non meno preciso e rigoroso.

Il seme della violenza di Ottavia Niccoli

il seme della violenza ottavia niccoli

Per approfondire la questione giovanile tra Cinquecento e Seicento, si può partire, invece, da Il seme della violenza di Ottavia Niccoli. Il volume si sofferma, dapprima, sui riti che nelle città rinascimentali coinvolgevano i più giovani: un modo per canalizzare la violenza urbana contro i nemici che di volta in volta la società eleggeva tali.

In generale si trattava dei diversi, di tutti coloro che sfuggivano ai dettami rigidi della morale: congiurati, ebrei, usurai e, con violenza “per fortuna” solo verbale, anche vedovi e vedove che si risposavano.

I bambini e i giovani sono ancora investiti da un’aura di divino e perpetrano, quindi, l’Ordine che viene dall’alto; spesso aprono le processioni sacre e sono tra i primi a riconoscere lo status della santità.

Questo, fino all’arrivo del tempo nuovo della controriforma con i suoi progetti di disciplinamento e di rieducazione sociale.

Il volume della Niccoli bilancia bene il rigore storico e la presenza indispensabile delle fonti con la godibilità della lettura. È quello che vorremo fossero tutti i saggi storici.

I giovani, i morti di Giovanni Ricci

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Per vedere più da vicino i riti rinascimentali che coinvolgevano i giovani, organizzati in bande, prima, poi via via sempre più rigidamente disciplinati dall’etichetta, una lettura rigorosa ma agevole, interessante e stimolante è I giovani, i morti di Giovanni Ricci, stampato da Il Mulino.

Uno di quei libri che concorre, insieme ad altri, a sfatare il mito del Rinascimento luminoso, pacato, apollineo; quella della violenza rituale riservata ai gruppi giovanili ne è la “faccia oscura della luna”, per citare i Pink Floyd.

Una violenza che il potere tollera ma che, pian, piano confliggerà con i suoi piani e quindi andrà progressivamente disciplinata e limitata.

Come le signorie italiane affronteranno concretamente il problema? Ricci lo spiega con acume e brio; particolarmente, si sofferma su un luogo, la città di Ferrara, di cui è esperto studioso.

Il volume ha il fascino del casus studi: farci entrare in un particolare luogo in un particolare tempo e attraverso di esso, guadagnare uno sguardo generale sull’epoca e sul tema.

Oltre che con una gran voglia di visitare la città emiliana, vi lascerà con preziose conoscenze in più sui secoli a cavallo tra Rinascimento e Controriforma.

Bande giovanili e “vizio nefando” di Marina Baldassarri

Marina Baldassarri Bande giovanili e «vizio nefando»

Di bande giovanili dedite a scorribande, violenze, risse e al «vizio» della sodomia parla il saggio di Marina Baldassarri, Bande giovanili e “vizio nefando”.

Il volume ha il pregio della chiarezza ma soprattutto vi trascinerà nei tribunali romani del Seicento dove a colpi di leggi e processi si cercava di disciplinare i comportamenti di bande di giovani che spadroneggiavano in alcuni luoghi di Roma – soprattutto nei suoi oscuri anfratti.

Il libro ci getta, faccia a faccia, con quello che il potere spesso voleva cancellare o perlomeno non diffondere: il degrado ma soprattutto l’estrema povertà in cui spesso erano lasciati i giovani abbandonati e senza fissa dimora.

Spesso, triste a dirsi, la banda era letteralmente tutto quello che avevano. Una lettura amara come la verità e consigliata solo se si ha stomaco abbastanza forte.

Dalla libreria del Bibliofolle

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