Il Rinascimento Italiano. Punto di arrivo, punto di partenza dell’identità italiana nel mondo. Un periodo complesso ricordato per la sua arte, la sua cultura, la sua architettura, ma che fu anche epoca di guerre e di sperimentazioni politiche. Da dove si potrebbe cominciare? Forse da libri che permettano un inquadramento generale. Sicuramente un po’ dispersivo e di lettura non sempre agevole, Rinascimenti italiani (1380-1500) di Elisabeth Crouzet-Pavan è stato il mio punto di partenza: una storia culturale e sociale, legata alle cerimonie, ai simboli, ai riti che la rendevano unica: i primi tentativi in area italiana di creare identità che andassero al di là delle singole città per abbracciare le regioni. La lettura può risultare, come detto, un po’ pesante: i riferimenti sono molti e ricchi; non sempre gli agganci e le analogie trovate dalla studiosa sono così interessanti.
Un’opera aggiornata: Il Rinascimento in Italia (Carocci)
Un’altra opzione può essere, appena uscito per i tipi di Carocci, Il Rinascimento in Italia a cura di Giancarlo Alfano e Franco Tomasi tra storia, arte e cultura si accredita tra le opere più recenti come quella più esaustiva. Naturalmente, alcuni saggi potrebbero risultare ostici, ma un’opera del genere sicuramente favorisce anche la consultazione solo di specifici argomenti, sfruttando al meglio la sua natura miscellanea.
La visione filosofica: La mente inquieta di Massimo Cacciari

Sulla mentalità del sapere rinascimentale illuminante e non troppo ostico, solido – ma come poteva non esserlo? – La mente inquieta di Massimo Cacciari. Secondo il filosofo Rinascimento non si può scindere da Umanesimo e quest’ultimo andrebbe (ma è questo l’orientamento degli ultimi studi) studiato non in funzione di cosa verrà dopo, ma come movimento filosofico storico a sé stante. Un rinnovamento – da qui rinascimento – di cui parlavano gli stessi umanisti: rinnovamento prima di tutto dal punto di vista linguistico. Non dimentichiamo che l’umanesimo fu anche volgare e non solo il latino. Anche lo studio del latino, prima che da un’istanza di finezza grammaticale, per Cacciari fu mosso dalla ricerca della verità e dell’autenticità del sapere, quindi con finalità filosofica più che filologica. Su questa scia poi fioriranno Marziano Capella, Marsilio Ficino e altri come loro. Umanesimo quindi come incessante ricerca, una tensione costante per riportare l’uomo al centro di tutto.
Il Rinascimento come zombie: Alessandro Giammei

Prospettiva storicizzante, che vorrebbe spogliare il Rinascimento dalle mire identitarie fiorite soprattutto nel ‘900 è anche quella di Alessandro Giammei. Contro il Rinascimento bandiera dell’arte italiana nel mondo1, come se dopo non fosse poi avvenuto chissacché. Gioventù degli antenati. Il Rinascimento è uno zombie (Einaudi) cerca di ridefinire il significato di Rinascimento; o meglio, dei Rinascimenti, forse sarebbe più giusto dire. Gli antichi, come recita il sottotitolo, sono zombie per loro natura; siamo noi con la nostra tradizione a renderli tali. Fin qui non c’è nulla di male; è il nostro lavoro, bellezza. Secondo Giammei, però, che siano almeno zombie liberi di essere loro stessi e non dei burattini nelle mani dei contemporanei.
Rinascimenti da rileggere: eredità e cultura pop
Di qui l’istanza del saggio che è chiara fin nelle virgole: tornare ad una prospettiva filologica e allo stesso tempo riattivare, con un dialogo a distanza, quello che i nostri predecessori ci hanno lasciato. Il saggio spinge anche ad una riflessione sul concetto di eredità; in questo ha un suo afflato millennial, nel suo turbinare, oltre che attorno al peso dell’eredità – del resto, i millennial saranno la generazione più ricca, grazie alle eredità dei genitori e dei nonni (senza uno straccio di idea di che farsene, ma questo è un altro discorso) – anche attorno ai riferimenti pop e ai videogiochi.
Petrarca, Raffaello, Machiavelli: le lettere come chiave di lettura
Giammei parte da tre lettere celeberrime di Petrarca, Raffaello e Machiavelli affinché siano gli zombie stessi a parlare. E la prospettiva da recuperare è tutta lì. Se ci pensiamo bene, nella lettera di Raffaello a Leone X non si trova nulla di ideale né di idealistico; ha una visione programmatica, sì, ma non rimane nel recinto della teoria; metà lettera è tecnica, così tecnica che potrebbe apparire respingente, impegnata nella fitta descrizione dello strumento per i rilievi delle misure degli edifici che il grande pittore stava sperimentando2. La mappatura dei siti archeologici non viene condotta per fini turistici o per incastrarli dentro un perimetro museale ed essere guardati e ammirati; viene fatta per studiarli meglio, conoscerli e quindi farli rivivere.
Il saggio di Giammei nasce come collettore di alcune lezioni condotte a Princeton; nella stesura per la pubblicazione non perde di vivacità, di trovate immaginifiche, di collegamenti anche alla cultura pop; non una presentificazione la sua ma una rilettura attenta, che non vuole essere solo retrospettiva ma attiva e futuribile.
Aldo Manuzio: l’umanesimo come officina

Alla fine, forse è proprio così: la prospettiva migliore è quella di far parlare loro, gli zombie ed uno che sarà pronto a farvi entrare nella sua officina, senza indugi e con dovizia di particolari succosi, soprattutto per il pubblico dei suoi libri è, ad esempio, Aldo Manuzio. Le sue introduzioni sono piccoli saggi di filologia ma soprattutto l’occasione per lui di richiamare con le adeguate sirene il pubblico degli umanisti, che, dalle sue parole, ci immaginiamo già piccolo manipolo agguerrito e avido di novità: le introduzioni sono state pubblicate sia da Marsilio che da Adelphi.
Machiavelli e il Rinascimento civile
Altro compagno obbligato col quale dialogare a distanza di secoli, quel Niccolò Machiavelli, discusso, amato e odiato, citato, spesso, purtroppo, a sproposito o per sentito dire. Entriamo qui nel Rinascimento civile e politico, forse per questo, suo malgrado, finito antologizzato e a brandelli anche nelle scuole. Non a caso sono particolarmente affezionato ad una edizione “da battaglia” de Il Principe che lessi negli anni liceali, una di quelle Fabbri editori, che ristampava una edizione BUR, trovata su una bancarella. Poi, una volta cresciuto, mi sono ravveduto appropriandomi dell’edizione delle opere Ricciardi.
I moralisti classici e Giovanni Macchia
Forse però, per la mia formazione, la porta d’entrata su certo Rinascimento filosofico e morale è stata quella de I moralisti classici, antologia celeberrima a cura di Giovanni Macchia3. Antologia d’autore bellissima e raffinatissima: l’indagine morale europea per Macchia nasce “quando comincia a smarrirsi quella tranquilla fiducia nell’uomo”, proprio in Italia, quindi, con Machiavelli e Guicciardini che vi trovate subito davanti, appena si apre il libro. Da soli ne riempiono quasi 90 pagine. Non si scampa.

Il lato oscuro del potere: Pier Candido Decembrio

Può essere il dark side de Il Principe machiavelliano, un ritratto di principe sui generis, malinconico, oscuro, inquietante ma pieno di fascino. Un apologo sulle inquietudini e il peso del potere. Sto parlando di Vita di Filippo Maria Visconti, che è gemma che potete trovare nel catalogo della Piccola biblioteca Adelphi, scritta dall’umanista Pier Candido Decembrio.
Gerolamo Cardano e l’Elogio di Nerone

Ultimo ma non ultimo nel genere della riflessione politologica e morale sulla figura del principe, l’Elogio di Nerone di Gerolamo Cardano, forse il primo a cercare di scrostare via tutte le parzialità senatorie delle fonti antiche che riguardano l’imperatore giulio-claudio, anticipando per alcuni versi la critica moderna. L’opera, però, non è solo storica; è politica: Cardano, grande umanista e matematico, propende per il “Principe civile con il favore popolare” per dirla alla Machiavelli; la figura dei cattivi sono i “Seneca” e i “Cicerone”: quelli che con la loro supposta sapienza aristocratica distolgono il Principe dal popolo, un popolo che va ascoltato ma anche domato.
Le antologie di Eugenio Garin
Fondamentali naturalmente per ritrovare le voci dell’epoca le antologie a cura del mai dimenticato Eugenio Garin, soprattutto Educazione umanistica in Italia e Prosatori latini del Quattrocento.
Umanesimo e dignità: Pico della Mirandola e Poggio Bracciolini

Tappa obbligate, poi, il manifesto di tutti gli umanismi passati, presenti e futuri, ovvero la Oratio de hominis dignitate di Pico Della Mirandola, e una scelta delle lettere di Poggio Bracciolini, con la sua sensibilità acuta, pungente, franca, pronta a riconoscere e riattivare l’antico parlare e pensare ovunque egli ritenesse ve ne fosse il bisogno. Di quest’ultimo purtroppo lamentiamo che non esiste un’edizione completa in traduzione italiana: una missiva celeberrima, quella dai bagni di Baden, l’ha pubblicata qualche anno fa La Vita Felice con il titolo Del piacere di vivere. Un’ampia scelta se ne trova, però, nel già citato Prosatori latini del Quattrocento.
Il Rinascimento delle guerre: Giovanni Ricci

Concludiamo il nostro excursus rinascimentale con l’altro Rinascimento, oltre a quello umanistico, forse quello più vero e storico: quello delle guerre. Le Guerre «horrende». Le guerre d’Italia. Ovvero, apogeo e caduta delle velleità francesi di conquista nell’Europa continentale; una sconfitta per francesi e, soprattutto, per gli italiani che le hanno subite.
Rinascimento conteso di Giovanni Ricci (edito da Il Mulino) indaga i rapporti tra Francia e Italia in quel passaggio cruciale a cavallo tra XV e XVI secolo. Lo fa, come sempre, andando al di là delle battaglie, studiando da vicino i simbolismi del potere, ad esempio, di un sovrano come Francesco I, giovane e dirompente, alla conquista non solo delle città ma anche dei cuori e dei cervelli del popolo italiano; o di un personaggio come il Baiardo, cavaliere romantico e romanzato, vera guida spirituale delle truppe francesi in Italia. Dall’altra parte, il fronte degli italiani: tra chi, come a Ferrara, da sempre si vestiva e si travestiva alla francese e chi, pur di non abbracciare la cultura transalpina, avrebbe virato verso i Turchi, invocati da alcuni come remota minaccia, da altri un po’ più seriamente.
Giovanni Ricci sa bilanciare bene, nella sua prosa, affondi storiografici e intuizioni illuminanti; è un autore perfettamente in bilico – e non è una critica, anzi! – tra storiografia universitaria e divulgazione; magari, manca nel libro una bussola, un riepilogo sui fatti veri e propri (battaglie, saccheggi, disfide) ma nulla vieta che si vadano a ripassare le guerre d’Italia proprio sulla scorta dei consigli raccolti nel libro.
Libri citati:
Il Rinascimento in Italia a cura di Giancarlo Alfano e Franco Tomasi, Carocci, Roma 2025
Prosatori latini del Quattrocento, a cura di Eugenio Garin, Ricciardi, Milano-Napoli 1952
RINASCIMENTO. Capolavori dei musei italiani. Tokyo – Roma 2001, Skira, Milano 2001
L’uomo del Rinascimento, a cura di Eugenio Garin, Laterza editore, Roma-Bari 1988
Poggio Bracciolini, Del piacere di vivere, La vita felice, Milano 1995
Massimo Cacciari, La mente inquieta, Einaudi, Torino 2019
Elisabeth Crouzet-Pavan, Rinascimenti italiani (1380-1500), Viella, Roma 2012
Gerolamo Cardano, Elogio di Nerone, Salerno Editrice, Roma 2008
Pier Candido Decembrio, Vita di Filippo Maria Visconti, Adelphi, Milano 1983
Giovanni Pico Della Mirandola, Oratio de hominis dignitate, Edizioni Studio Tesi, Pordenone 1994
Alessandro Giammei. Gioventù degli antenati. Il Rinascimento è uno zombie, Einaudi, Torino 2024
Giovanni Macchia, I moralisti classici. Da Machiavelli a La Bruyere, Adelphi, Milano 1988
Niccolò Machiavelli, Opere, a cura di Mario Bonfantini, Ricciardi, Milano-Napoli 1954
Aldo Manuzio, La voce dell’editore. Prefazioni e dediche, Marsilio, Venezia 2015
Aldo Manuzio, Lettere prefatorie a edizioni greche, Adelphi, Milano 2017
Giovanni Ricci, Rinascimento conteso. Francia e Italia, un’amicizia ambigua, Il Mulino, Bologna 2024
Valerio Terraroli, Raffaello: Lettera a papa Leone X, Skira, Milano 2020
- È la prospettiva, ad esempio, di una mostra come quella del 2001 che presentava il titolo “RINASCIMENTO. Capolavori dei musei italiani. Tokyo – Roma 2001”. Il catalogo dallo stesso titolo è edito da Skira (Milano 2001) ↩︎
- Se volete leggerla, corredata da un puntuale saggio introduttivo: Valerio Terraroli, Raffaello: Lettera a papa Leone X, Skira, Milano 2020 ↩︎
- Ne avevamo parlato qui: https://ilbibliofolle.com/i-moralisti-classici-di-giovanni-macchia/ ↩︎
