
Una vicenda editoriale travagliata
Zebio Còtal di Guido Cavani, pubblicato in sole 500 copie presso il tipografo Ferraguti di Modena. Una vicenda editoriale clandestina; un testo che ha viaggiato rimbalzato di casa editrice in casa editrice, di porta chiusa in porta chiusa.
E alla fine pubblicato in modo autonomo, dopo la solita, attenta, revisione d’autore. Certamente dopo la lettura si capisce cosa ci sia stato dietro quel travaglio editoriale.
Un testo che gioca la sua partita da solo e fuori dal tempo; osando una certa schiettezza. Laddove di solito si preferisce sfumare, Cavani inquadra e non risparmia niente.
Zebio Còtal: un personaggio spiacevole e tragico
Il personaggio di Zebio è certamente spiacevole. Un contadino arido, che mal sopporta i legami, che isola e si auto-isola. Un uomo che, sempre più nel corso del romanzo, prende il largo, anzi, la deriva.
Nel suo dipanarsi il libro, costruito attorno a lui, al suo corpo “stracciato” e al suo personaggio, pian piano si rivela un albero che perde le foglie.
Attorno a Zebio gravita la sua, disgregata, famiglia. Il legame familiare con Zebio palpita nei figli come una ferita, sempre pronta a sanguinare; una ferita mai del tutto rimarginata, anche quando la vita li porta altrove.
Una tragedia moderna
Alla fine, è giusto parlare, come fa Guido Davico Bonino nella postfazione all’edizione ISBN Edizioni, di Tragedia, con la T maiuscola.
Come l’Edipo di Sofocle che giunge a Colono e cerca la pietà e la comprensione degli spettatori, così il personaggio cerca, senza richiederla esplicitamente ma con le sue azioni, con il suo strascinarsi per il mondo senza meta, la nostra comprensione e la nostra compassione.
Quest’ultima sicuramente è una sfida al sentire del lettore e la catarsi, quindi, non avviene del tutto, rimane strozzata in gola. Come le grandi opere, Zebio Còtal ci spinge a ricalibrare gli occhiali del nostro giudizio.
Una ripubblicazione importante
Ora Zebio Còtal è ripubblicato da Reader for Blind. Un grazie a loro che hanno nuovamente reso disponibile questo libro, che non merita l’oblio a cui per molti anni è stato destinato.
