
Le aspettative e il confronto con Sally Rooney
TEMPI ECCITANTI di Naoise Dolan: quando si parla molto di un libro, quando lo si vede nelle librerie delle persone che segui e che stimi, è inevitabile venire a patti con le aspettative. Che spesso sono come un boomerang: tanto saranno grandi, tanto grande il potenziale tonfo.
Soprattutto, a pesare è stato un confronto che ho sentito spesso: la Dolan come Sally Rooney; entrambe irlandesi, entrambe cantrici della generazione tardo-millennial.
La comparazione in realtà finisce lì e non va oltre; ci troviamo infatti di fronte a un romanzo in cui i fatti, i movimenti e i sommovimenti del cuore vengono filtrati dall’Io narrante della protagonista.
Trama e stile narrativo
In Tempi eccitanti (Naoise Dolan, Ed. Atlantide, Euro 16,50) alcune volte questo fluire di pensiero sembra giustificato dagli eventi, da quella lotta così millennial, appunto, tra l’affermazione di sé e le consuetudini sociali.
Altre, invece, si tollera con difficoltà, quando, ad esempio, capita di trovarsi davanti a interi periodi che non vanno da nessuna parte. Queste sezioni abbondano nella parte centrale del libro.
La Dolan sembra funzionare meglio quando lo script è limitato nei confini ai due personaggi comprimari, che sono quelli attorno a cui la protagonista oscilla continuamente.
Brevi sezioni che vorrebbero descrivere la socialità della protagonista e del suo gruppo di espatriati irlandesi a Hong Kong non hanno abbastanza “slancio” da intrigare il lettore.
La storyline sentimentale di Ava
Nonostante le criticità riscontrate, però, la story-line centrale, ovvero le esperienze sentimentali di Ava, della sua crescita, del suo trovarsi e conoscersi, alla fine di per sé funziona.
Tiene il lettore incollato alla pagina, in virtù forse proprio della cronica indecisione della protagonista – che è, quindi, croce e delizia del romanzo.
