UN SALMO PER IL ROBOT > SINOSSI
Secoli fa, i robot di Panga hanno acquisito consapevolezza di sé, hanno smesso di lavorare e sono spariti nelle terre selvagge, per non essere mai più visti. Il loro ricordo è sbiadito nel mito e nelle leggende metropolitane. Ora, però, la vita del monaco Sibling Dex, in cerca di una spiritualità che sembra ormai perduta, viene sconvolta dall’incontro con un robot, Mosscap, ricomparso per onorare un’antica promessa. Il robot non potrà tornare indietro finché non avrà trovato la risposta alla domanda: “Di cosa hanno bisogno gli esseri umani?”. Ben presto Sibling Dex si renderà conto che rispondere non è affatto facile, e che da questo dipende il significato stesso dell’esistenza. Non solo degli esseri umani…

Un nuovo genere: il «Cosypunk» nella fantascienza
UN SALMO PER IL ROBOT, pubblicato in Urania qualche mese fa, è il romanzo breve di Becky Chambers, primo della trilogia Monk & Robot. Arriva in Italia con la palma di vincitore del premio Hugo 2022 e con l’etichetta di «Cozypunk» o «Cosypunk». Una nuova ondata di fantascienza, declinazione del «solarpunk», in cui la parola “futuro” si tinge di suggestioni positive e solari e rimanda a valori quali sostenibilità e convivenza tra culture diverse.
Nel romanzo seguiamo Dex, monaco del Tè in crisi, tanto da lasciare la sua tranquilla vita quotidiana per imbarcarsi in un viaggio di riscoperta di sé stesso e del mondo, che forse non ha mai veramente “visto”.
Un futuro di equilibrio tra uomini e robot
Nel futuro raccontato dalla Chambers, i robot dopo anni di convivenza con gli esseri umani si sono ritirati o, meglio, ammutinati e rifugiati nelle terre selvagge. L’umanità, dal canto suo, ha provato a cercare un nuovo equilibrio ambientale, ritrovando una connessione con Madre Terra, nel nome della sostenibilità.
Il romanzo ha un ritmo lento, scandito nella prima parte dagli incontri che Dex fa nei villaggi. La Chambers sembra prendersi tutto il tempo del mondo per restituirci un mondo che ha voluto scalare marcia, tornare a muoversi a un ritmo più lento, quello che ci permette di capirci e incontrarci.
Poi, l’incontro con Cappello di Muschio, misterioso robot, cambierà i piani del monaco. Lo scontro di vedute tra l’uomo che fugge dalla società e il robot “eremita” pian piano si rivelerà una sorta di ritratto allo specchio: l’umano si rivede nella meccanicità semplice del pensiero del robot; il robot, viceversa, ha cercato e fortemente voluto nuovamente il contatto con l’umano, ha fatto, lui come la sua specie, delle scelte “da uomo”, più che da macchina.
Filosofia e critica sociale nel dialogo tra uomo e robot
Nel dialogo tra i due si intrecciano temi filosofici: primo, il bisogno di connessione. I robot vi hanno rinunciato: un tema che la Chambers forse getta lì per riecheggiare la critica all’uso e abuso dei social nei nostri giorni?
E il fatto che Cappello di Muschio abbia sviluppato un modo di percepire le cose ormai umanizzato e che richieda, dopo 200 anni, di confrontarsi nuovamente con l’uomo, forse rimanda alla speranza di umanizzare le macchine, o di meccanizzare gentilmente l’uomo, a seconda del punto di vista?
Non so quanto ci sia di vero, ma di sicuro sono stimoli che lasciano al lettore germogli di riflessione.
Cosypunk come fantascienza filosofica e sociale
Se dovessimo prendere questo romanzo come esempio di «Cosypunk» possiamo dire che il genere si avvicina a certa fantascienza filosofica e sociale, quella attraverso cui il Futuro diventa lente per guardare meglio il presente.
Se cercate avventure da spazio infinito, di certo non è il volume che fa per voi. A patto di assecondare, anzi assuefarsi, al ritmo slow del Futuro della Chambers, Un salmo per il robot può regalare alcune prospettive interessanti sull’oggi e sul domani.
