Quello che possiamo sapere di Ian McEwan. La fine del mondo. Anzi, no.

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Cosa leggiamo quando leggiamo Quello che possiamo sapere di Ian McEwan?

Quello che possiamo sapere Ian McEwan

1. Un romanzo distopico

Un romanzo distopico. Quanto si legge in giro è vero solo in parte; sì, il romanzo è ambientato – in una delle sue linee narrative – nel 2119, in un mondo che, dopo il Grande Disastro e l’Inondazione, è del tutto diverso da quello che conosciamo. Le acque hanno sommerso in buona parte della terra emersa; l’America è in preda ad un’eterna guerra tra bande; le risorse scarseggiano. Questo, però, non è il focus principale del romanzo.

Non solo: la storia principale, quella oggetto della ricerca del protagonista, che ruota attorno alla cosiddetta Corona per Vivien – il componimento del poeta Francis Blundy che il protagonista insegue come un fantasma – non ha molto a che fare con quello che è successo al mondo negli anni successivi, se non un vago riferimento al tema ambientale.

Il protagonista stesso, Thomas Metcalfe, che vive nella terra post-disastro adotta nei suoi confronti un tono che non è quello apocalittico o post apocalittico, bensì quello compassato di chi vede nell’Inondazione sia un disastro, sia una ripartenza; una riduzione dell’umanità, fatalmente necessaria per ricominciare, un qualcosa di ciclico che era destinato ad accadere. L’umanità che resiste e rinasce.

McEwan, però, non si sbilancia; il suo pensiero sembra ironicamente non coincidere con quello del suo narratore. Del resto, quanto fidarsi di Thomas Metcalfe lo scoprirete solo leggendo. L’idea di fondo che mi sembra McEwan voglia affidarci è che l’umanità riparerà e ricomincerà ma questa rimane una speranza e poco più. Ci lascia, insomma, poco margine per essere ottimisti.


2. Un racconto su quanto possiamo sapere del passato

Un racconto su quanto possiamo sapere del passato. Thomas Metcalfe, ricercatore e studioso di letteratura 1990-2030, è il protagonista del romanzo. Lo seguiamo alla ricerca della sua ossessione, la copia della cosiddetta Corona per Vivien, un piccolo ciclo poetico scritto dal famoso poeta Francis Blundy in onore della moglie.

Thomas è un narratore immerso nel passato e per lui non può essere che così: idealizzare il passato sembra essere l’unica ancora di salvezza. Una nostalgia ferrea lo pervade e spesso sarà fonte di incomprensione sia con la moglie che con i suoi stessi studenti.

Cosa possiamo sapere del passato, dicevamo: anche in uno scenario futuristico, come quello immaginato da McEwan, dove la privacy ormai non esiste più, dove anche le mail personali saranno decrittate e leggibili ai posteri, e questo potrà scatenare “animali da archivio” avidissimi di dettagli intimi, ai limiti del gossip e oltre, come il nostro Thomas, ebbene, anche in questo scenario, sappiamo e sapremo poco.

Le anime degli uomini, sembra dirci McEwan, continueranno ad essere inafferrabili, continueranno a celare, se lo vogliono, mondi sommersi, verità scomode e inconfessabili.


3. Un apologo sulla grande bugia delle biografie letterarie

Un apologo sulla grande bugia delle biografie letterarie. Thomas Metcalfe incarna tutto quello che non dovrebbe essere un critico letterario: crede a tutto quello che legge, tende a romanzare, si innamora, idealizzandole, delle personalità che sta studiando, insegue le sue tesi a costo di vederle anche laddove non ci sono; in più, come detto, è un personaggio nostalgico verso quel passato, che tutti intorno a lui indicano come l’inizio della tragedia.

Seguendone le tracce e i pensieri, possiamo leggere questo romanzo anche come un ritratto ironico di cosa potranno diventare – o già in parte sono? – gli studi letterari, se non sapranno svecchiarsi ed uscire dalla propria nicchia.


Conclusione

Concludendo, tutto vero:la fantascienza senza la scienza” c’è; la trama di indagine pure; la critica alla grande bugia dei profili letterari anche. C’è anche da dire che forse le tre anime del romanzo non sempre si amalgamano a dovere – l’ultima parte del romanzo risulta un po’ “pesante”, questo mi sembra innegabile – ma Quello che possiamo sapere rimane comunque un’opera letteraria complessa, vivamente intelligente, sottilmente ironica come ci si aspetta dal grande scrittore inglese.

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