
Frammentismo e scientificità nella scrittura
“Storia della mia lingua” della scrittrice cilena Claudia Apablaza (Edicola Ediciones) gioca con il frammentismo che va di moda oggigiorno ma lo fa con criterio e una certa scientificità. L’esito è particolarmente felice.
Al centro di tutto le peripezie di una donna che combatte con i propri problemi odontoiatrici. La storia è narrata per sottrazioni, va riempita con un sottotesto simbolico, che l’autrice ci fa intuire, in un gioco di rimandi e analogie.
La lingua come simbolo
Ad esempio, la posizione della lingua, che spinge in avanti, è quella che viene ritenuta sbagliata da medici, specialisti e non. La lingua, però, rimanda anche alle parole che usiamo e ai contesti in cui lo facciamo; quello spingere in avanti, forse, una strenua voglia di affermarsi e distinguersi.
Il simbolismo potrebbe apparire banale ma la Apablaza lo declina ogni volta su binari diversi e quindi la parola “lingua” acquista ogni volta di nuovi significati e intersezioni.
Lingua, espatrio e identità
Una di queste, particolarmente interessante, è quella che riguarda la lingua degli espatriati: la Claudia dell’autofiction vive cilena a Madrid; di qui tutto un ridefinire ad ogni interazione la propria lingua rispecchiandosi in quella degli altri, dei madrileni, ma anche del marito e soprattutto della figlia.
Il sottotesto coloniale, quindi, è rilevante nel testo, anche se giace tra le righe.
Nel suo procedere come tranche de vie il romanzo è anche romanzo di altri romanzi, di letture, citazioni, parole di altri che riflettono quelle della Apablaza, approfondendole. Viene citata anche la Luiselli di “Storia dei miei denti”, recensito qui sul blog.
Conclusione: il frammentismo come ragnatela
In “Storia della mia lingua” il frammentismo odierno trova una via riuscita; a salvare il romanzo la ragnatela di riferimenti, rimandi, pensieri che risuonano forti e chiari. Nei libri di oggi non è così frequente e scontato.
