
Souza di Nina Avellaneda è difficile da incasellare. Questo breve romanzo o racconto lungo della scrittrice cilena, edito in Italia da Edicola Ediciones, nel giro di poche pagine mescola elementi del realismo magico e del fantastico, apparizioni fantasmatiche e inquietanti doppi.
Il tutto, però, si tiene: perché queste presenze sono emanazioni dei due personaggi principali, quasi loro naturali prosecuzioni.
I protagonisti: Luiza e Souza
Da una parte, Luiza, attrice delusa e con tendenze suicide; dall’altra, Souza, uomo pacato e taciturno, che vive del suo semplice lavoro.
Il romanzo è un continuo rincorrersi dei due protagonisti in cerca di una stabilità. Quando i due sono insieme, un equilibrio sembra trovarsi; a un certo punto, però, i due si divideranno.
In questa sezione il romanzo diventa narrazione di chi parte e di chi resta. Si trovano, quindi, sia Luiza che Souza in cerca di una alterità, di una fuga dal Cile e dal proprio tempo in cui non si riconoscono.
Souza, ad esempio, vive questo scollamento dall’identità natale, appassionandosi alla lingua e alla musica brasiliana.
Esilio e senso di estraneità
Durante la lettura la prospettiva dell’esilio, di lasciare il Cile, pende come una spada di Damocle su personaggi che si sentono stranieri in patria.
Sicuramente una lettura ancora acerba da alcuni punti di vista, come la coesione strutturale, ma comunque molto interessante.
