
Non hanno visto arrivare niente, malgrado gli annunci che ci sono. 36 gradi, 37 gradi, 38 gradi sul ghiaccio lassù e la neve insolita. Vanno ancora sotto il cielo bianco senza esserne sorpresi…
Un futuro già scritto nel 1922
La siccità estrema, l’innalzamento progressivo delle temperature, la lotta per le risorse. Potrebbe essere una cronaca dei nostri giorni; invece, è quello che ha immaginato C.F. Ramuz, scrittore svizzero, nel 1922 nel suo Presenza della morte. Quell’estate nella sua Ginevra si percepiscono temperature molto più alte del solito e lo scrittore sulla riva del lago comincia ad immaginare…
Una fine annunciata ma ignorata
Intanto, una fine del mondo: annunciata, strillata dai giornali ma di cui nessuno si avvede. Ramuz presenta diversi personaggi: la sua è una carrellata molto veloce e di diverse tipologie che attraversano la città Svizzera; ognuno è caratterizzato da un limite del proprio sguardo, che non raggiunge poco più in là del proprio giardino. Non si avvedono di cosa sta accadendo fino a che gli eventi li travolgeranno. I personaggi sono in questo indistintamente simili; spesso non hanno nemmeno nome; potrebbero semplicemente essere Every Man o Every Woman qualunque.
Uno stile asciutto, una narrazione rapida
In questa cronaca Ramuz è volutamente distante, freddo, non partecipe. Del resto, il contenuto del romanzo è già abbastanza crudo. Le immagini, attraverso cui la fine del mondo viene veicolata, parlano da sole.
Arriverà, quindi, la fine del mondo e quasi non ce ne accorgeremo, ma sarà veloce e repentina, come il ritmo di questo romanzo che vorticosamente, scavallate le prime 40 pagine, comincia ad accelerare. Rivolte, incendi, razzie, terremoti e il sole che, cupo, freddo, si avvicina sempre di più. Sullo sfondo quieto, inesorabile, Fermo, il lago, presenza inquietante tra le tante altre che affollano questo breve romanzo.
Un romanzo dimenticato, ma profetico
Forse non tra i più belli di quegli anni ma sicuramente tra quelli che hanno avuto il coraggio di guardare verso il futuro con un certo pessimismo. Purtroppo, centrando il bersaglio.
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