
L’infanzia come punto di vista
C’era una volta un passero di Alejandra Costamagna (Edicola Ediciones) è una piccola elegia della famiglia, come è stata e come non sarà più. Sullo sfondo, la storia del Cile che lacera tutto quello che gli si para davanti.
Nel primo racconto l’autrice ci immerge nei giorni dell’infanzia: pensieri e punto di vista sono quelli della bambina che coglie alcuni dettagli profondi, che ha le sue ossessioni, i suoi legami diretti, di pancia, con quello che le sta intorno.
Un filo conduttore interessante e che viene colto con quel piglio magico e allo stesso tempo attento alla realtà, spesso caratterizzante molta letteratura sudamericana, è quello del sogno.
È il sogno quello che lega questa bambina alla mamma; sullo sfondo, un viaggio verso l’Argentina.
Il trittico di racconti
In questo trittico sono importanti e polarizzanti il racconto iniziale e il racconto finale: dipingono entrambi la disgregazione della famiglia vista dal punto di vista della bambina, da un punto di vista distintivo e intuitivo che sembra essere nelle corde della Costamagna.
Nel primo si narra più di una disgregazione affettiva e comunicativa; nel secondo interviene la storia del Cile, della dittatura, che cambierà per sempre le vite di queste persone, una cicatrice umana che rimane e non va via.
Cile e Argentina: realtà e sogno
In questo racconto emerge più distinta la dicotomia, già tratteggiata nel primo, tra il Cile del presente storico, quello della dittatura, e l’Argentina vista come via d’uscita, come sogno di una clandestinità libera e felice.
Una piccola raccolta che ci mostra una voce autoriale distinta e peculiare; ora attendiamo con interesse di leggere il suo primo romanzo.
