Romanzi di Camilleri senza Montalbano: quali leggere e perché

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Articolo aggiornato ad agosto 2026 con tre nuovi romanzi di Camilleri senza Montalbano.

In occasione del centenario inauguro una serie dedicata ad Andrea Camilleri, indagando, perlomeno inizialmente, la sua produzione al di fuori della saga di Montalbano.
Buona lettura.

Il medaglione
Il cielo rubato. Dossier Renoir
La moneta di Akragas
Il tailleur grigio
Esercizi di memoria
La Vucciria. Renato Guttuso
Le inchieste del commissario Collura
Inseguendo un’ombra
Dentro il labirinto


Il medaglione

andrea camilleri il medaglione

Il medaglione è racconto d’occasione scritto per accompagnare il calendario dell’Arma dei Carabinieri nel 2005. Successivamente è stato edito in volume da Mondadori. Un racconto su commissione, quindi, mosso dalla volontà di rappresentare un ideale: quello del volto dolce, benevolo ed umano del potere.

Il maresciallo Brancato sa bene che prima della verità viene la comunità, il suo benessere e che forse solo lavorando prima sulla comunità – con dedizione e costanza – si può poi combattere il crimine.

È uno di quei racconti in cui alla fine ti dispiace che i personaggi non siano stati ulteriormente sviluppati. Ma è un desiderio egoistico; a quei personaggi, grazie alla penna di Camilleri, non manca proprio niente.


Il cielo rubato. Dossier Renoir

andrea camilleri il cielo rubato

Il cielo rubato. Dossier Renoir esce per i tipi di Skira nel 2009. Non so se altrove sia stata già indagata la produzione di Camilleri per Skira: libri animati, prima che dal motore narrativo, dalla curiosità e dall’amore per l’Arte e per l’umanità che vi sta dietro.

Il vertice di questa produzione è, a mio parere, Dentro il labirinto ma mi riservo di parlare di quest’ultimo volume nelle prossime puntate.

Anche ne Il cielo rubato il confine tra inchiesta, giallo e ricostruzione storica si confonde. Scritto in forma epistolare, leggiamo le missive del notaio Michele Riotta ma non leggiamo quelle della destinataria delle sue attenzioni amorose. Attenzioni che crescono gradualmente fino a sfociare nell’infatuazione.

Pian, piano il motore narrativo di Camilleri prende velocità per avvicinarsi alla figura di Renoir e in particolare al suo viaggio in Calabria e in Sicilia. Le vicende del pittore francese e della moglie diventano, quindi, un gioco di specchi, un’illusione da rincorrere.

Come sempre, le nebbie si diradano e i ruoli veri si sveleranno alla fine della messa in scena. C’è da dire che il romanzo rimane, però, forse più valido per le curiosità storiche e le relative ricostruzioni che per la trama e la conseguente evoluzione dei personaggi, verso i quali non sempre si riesce a provare il dovuto coinvolgimento.

Come verso quelle persone per cui provi stima, anche infinita, ma poi finisce lì. Capita, anche ai più grandi. Per fan.


La moneta di Akragas

la moneta di akragas andrea camilleri

La moneta di Akragas (Skira, 2011): un altro viaggio nel tempo guidati da Andrea Camilleri. Una riflessione su quello che è il potere degli oggetti. Oggetti che hanno un fascino, un’aura così forte da calamitare le attenzioni e i desideri degli uomini.

Così, la moneta del titolo attraverserà i secoli, quasi avendo una sua anima, un suo discernimento, forse anche un suo destino.

Al di là delle epoche, degli usi e dei costumi, la moneta cambierà proprietari ma non muterà il suo inconfondibile fascino. Camilleri rintraccia un filo magico, come fosse uno stregone. Rievoca, attorno alla moneta di epoca greca, visioni, personaggi, destini.

Attraversiamo con lui diverse epoche, affascinati dal potere totemico del “magico” oggetto. Un romanzo affascinante, in cui la grande Storia si interseca con quella di tutti i giorni. Qualche forzatura nella trama, sì, ma la riflessione sul potere e sull’anima delle cose sa scavare un solco profondo.


Il tailleur grigio

il tailleur grigio andrea camilleri

Una danza, un valzer attorno al tema del sospetto. Un’indagine sul mistero che alimenta il discorso amoroso. Un mistero, un buio che, però, nel corso del romanzo non accenna a diradarsi.

Il fascino magnetico di Adele, la sua forza e la sua freddezza alimentano la distanza tra lei e il marito. Vediamo la storia dagli occhi di lui, perennemente nell’angolo, incapace di fare qualcosa di vagamente concreto, se non strapparle qualche mezza verità.

Avvicinarsi, del resto, è impossibile; romperebbe l’incantesimo in cui lui stesso è inviluppato. Così, il protagonista imparerà un’amara verità: sapere tutto è non sapere niente.

Il protagonista, anziano funzionario di banca in pensione, assiste inerte ai tradimenti della moglie; di queste scappatelle, come lui, sappiamo poco; rimaniamo, come lui, nella nebbia del dubbio.

Eppure, comunque, il fascino magnetico di Adele – quello della classica femme fatale – comunque lo avviluppa. Lo condanna a vagare – metaforicamente e concretamente – nel buio delle stanze del suo stesso palazzo, cercando di inseguirla, di strapparle delle certezze. Senza troppi esiti; l’unico punto fermo è l’impassibilità di Adele, che, anche quando si traveste, rimane coerente a sé stessa. L’unico punto fermo è il tempo che passa, inesorabile. Un’interessante divagazione camilleriana sul sentimento d’amore.


Esercizi di memoria

esercizi di memoria andrea camilleri

È uno “strano” oggetto nella lunga produzione di Andrea Camilleri. Un libro aurale, a metà tra oralità e scrittura; l’autore, già colto dal «buio» della cecità, ogni mattina racconta un episodio della sua vita al suo editor, dettando e componendo dal vivo il libro giorno dopo giorno. 23 giorni, 23 storie. Storie: ecco, su questa parola ci dobbiamo soffermare; il libro non è un’autobiografia, non è il racconto di una vita ma delle sue storie, che sono alla fine forse ciò che la colorano e la rendono unica.

C’è molto dell’epos in questo libro, della composizione orale di fronte ad un pubblico, del ricamo; ma anche della bellezza del ricordare, quando, ogni volta che si esercita la memoria, fiorisce un dettaglio nuovo. È l’arte del “contare”, come si diceva una volta, raccogliere tutti i fatti e metterli in fila. La lettura è solo apparentemente leggera, mostra la sapienza artigianale di un grande autore nell’intrecciare ricordo personale e storia civile, guidato dal puro gusto per la narrazione.

Le ceneri di Pirandello, con la storia risaputa dell’inumazione del grande autore, che ha avuto due, quasi tre, funerali, è godibilissima; Il circo Pianella e La casa di campagna rievocano la Sicilia sotto i bombardamenti, tra poesia, ironia e un filo di romanticismo. Questi i miei racconti preferiti, ma ognuno saprà trovare i suoi in questa deliziosa galleria camilleriana.

Nota bibliomane: Arricchiscono il libro cinque illustrazioni d’autore (Gottardo, Gipi, Mattotti, Scarabattolo, Zagnoli gli illustratori); peccato che nella nuova ristampa economica sia “andato perso” il ritratto di Camilleri di Tullio Pericoli, comunque ancora reperibile nella versione hardback.

La Vucciria. Renato Guttuso

la vucciria andrea camilleri

La Vucciria è un volumetto edito da Skira nel 2008. Come altri volumi di Camilleri, editi dalla casa editrice milanese, l’opera d’arte funge solo da suggestione e dà modo allo scrittore siciliano di partire sulle ali della narrazione.

Il volume contiene il racconto La ripetizione, ispirato a La Vucciria, celebre dipinto di Guttuso; seguono un ricordo dello stesso Camilleri, in cui rievoca la sua giovinezza, ed un’analisi storico-artistica del quadro a cura di Fabio Carapezza Guttuso.

La ripetizione è un racconto che in poche pagine incastona abilmente piano storico, contemporaneità e l’atmosfera – realistica e magica allo stesso tempo – del quadro di Guttuso.

Un Camilleri in purezza ed ispirato, che i lettori del grande siciliano non dovrebbero farsi sfuggire; certo, diciamolo, è un po’ poco per giustificare l’acquisto del volumetto, se siete solo interessati a Camilleri e non a Guttuso.

Spiace dire che, da questo punto, l’operazione editoriale non è stata molto limpida: in copertina c’è il nome di Guttuso, sì, ma quello in alto campeggia più grande quello di Camilleri, quasi a far intendere che il libro sia stato scritto interamente da lui. C’è da dire, però, che questa dinamica si palesa solo qui e non negli altri volumi Skira firmati dallo scrittore.

Le inchieste del commissario Collura

le inchieste del commissario collura andrea camilleri

Nell’estate del ’98 vengono commissionati a Camilleri dei racconti settimanali da pubblicare su «La Stampa». È l’occasione per lo scrittore siciliano di cimentarsi nella sfida della scrittura breve – anzi, brevissima – con la costrizione di tenere tutto quanto c’è da dire nella ristrettezza delle cartelle indicate dal giornale.

Intanto, sin dal titolo, un colpo di scena: protagonista della serie non è Montalbano, ma Collura. Non un nome a caso, confesserà lo stesso Camilleri; un nome che era stato in lizza fino all’ultimo secondo per diventare quello del commissario più famoso, venendo accantonato per omaggiare Manuel Vázquez Montalbán. Quale occasione migliore, allora, per dare a Collura finalmente il proprio spazio?

Un commissario su una nave da crociera

Collura, di professione poliziotto, è costretto al riposo dopo un infortunio; così, si imbarca come commissario di bordo su una nave da crociera e… Come in tutte le serie che si rispettino, in ogni puntata ci sarà qualcosa da scoprire, qualcosa da svelare, qualcosa da capire più a fondo.

In questi racconti brevi, dall’ambientazione marinaresca, si apprezza un vago sentore conradiano. Camilleri in un’intervista del periodo lo negò e certamente il riferimento non è diretto ma, da che mondo è mondo, nel romanzo moderno, se si è sul mare, il modello è quello e di lì è difficile scappare; sarà anche che l’occhio di entrambi gli scrittori è simile: si sofferma, più che sul mare in sé, su quello che il mare scatena: vite in fuga da qualcuno o qualcosa, di vite alla ricerca di un futuro diverso.

Un potenziale classico da ombrellone

Le inchieste del commissario Collura sono, ammettiamolo, un divertissment controllato e composto; una scrittura di mestiere, quindi, sì, ma che non manca della sua autorialità.

Inoltre, potrebbero diventare, se riscoperte, un potenziale classico da ombrellone (e non ci sarebbe nulla di male!): ha dalla sua la narrazione camilleriana, che, anche nella forma breve, non perde di ritmo e di brio; risulta poco impegnativo ma comunque gustoso grazie allo sfoggio lessicale di Camilleri, proprio perché costretto dalle ristrette esigenze di lunghezza, si può esibire in descrizioni veloci e pungenti.

I racconti, usciti originariamente nel 1998, saranno poi nel 2002 raccolti in volume per i tipi de La Libreria dell’Orso; Sellerio lo ha ristampato proprio in queste settimane e penso non ci siano più scuse per lasciarvelo sfuggire.

C’è un modello inequivocabile, nella produzione del Camilleri extra-montalbano: Leonardo Sciascia. Come lui, anche Camilleri instrada la sua letteratura, scovando storie dimenticate nel lungo corso italiano, tutte diverse ma accomunate dal rispondere ad una chiamata civile.

Si tratta di costruire memoria: far sì che quelle storie, apparentemente minime, ma solo perché di pochi, diventino di tutti, e quindi bagaglio collettivo.

In due libri di Camilleri in particolare questa vena civile, votata all’indagine storica, appare più spiccata: Dentro il labirinto e Inseguendo un’ombra.

Inseguendo un’ombra

inseguendo un’ombra andrea camilleri

Se dovessimo classificare Inseguendo un’ombra (Sellerio editore, 2014), parleremmo forse di uno strano oggetto nella parabola camilleriana: un po’ romanzo storico, un po’ saggio, un po’ tentativo metaletterario di farci entrare nell’officina dello scrittore.

Tre anime, un solo libro, che affronta una sfida impossibile: ricostruire l’identità di un misterioso individuo, che ha attraversato il nostro umanesimo; anzi, l’altra faccia dell’umanesimo, quella ferina – come la chiamerà Leonardo Sciascia – quella che spesso vogliamo occultare, guardando soltanto ad una presunta solarità e razionalità del movimento umanistico.

Samuel Nissim, Guglielmo Moncada, Flavio Mitridate

Tre anime, dicevamo; non a caso, il protagonista del libro ha tre nomi, quindi tre identità: Samuel Nissim, Guglielmo Moncada, Flavio Mitridate. A Camilleri il compito di ricollegare gli indizi; intrecciare quel poco che sappiamo con la fantasia e l’intuito.

Come il maestro Sciascia, da un cui saggio è tratta l’intuizione scatenante il libro, lo scrittore siciliano abdica al fare storia, piuttosto gioca, illudendo e creando una sua versione dei fatti, attento comunque a svelare i propri trucchi del mestiere.

Un uomo in perenne fuga

A un certo punto potrebbe lecitamente scattarvi la domanda: perché riscattare dall’oblio questa storia? Il fine appare quello apparentemente di far riflettere sulle dinamiche di non facile convivenza tra Ebrei e Cristiani, in quello scorcio di XV secolo; forse, però, risiede anche nel dipingere il ritratto di un uomo in perenne fuga, in equilibrio sui pregiudizi; di più: uno che cerca in modo furbesco di utilizzarli a proprio vantaggio, sia da ebreo che quando diventerà cristiano; il ritratto ferino di un uomo dalle capacità istrioniche e mimetiche eccezionali, ma anche, banalmente, umano, nelle paure e nei sentimenti che lo animano.

È il gioco illusionistico della metamorfosi, della «voglia incontenibile di indossare un’altra maschera», quello che rincorriamo insieme a Camilleri, mentre leggiamo Inseguendo un’ombra. È un gioco illusionistico, sì; ma è comunque un piacere lasciarsi illudere.

Dentro il labirinto

Dentro il labirinto andrea camilleri

Dentro il labirinto (Skira, 2012): un altro gioco illusionistico, un’altra sfida per Camilleri. Qui cade la maschera, come in Inseguendo un’ombra: non c’è un commissario dietro il quale celarsi, solo la curiosità e l’applicazione nel cercare di vedere al buio, ricostruire, o, come dice Camilleri stesso, mappare una vita.

Mappare, cioè, tracciare una rotta; facile, se si conosce il luogo; più difficile, come nel caso della vita di Edoardo Persico, dove di certo c’è ben poco.

La vita e la morte di Edoardo Persico

Critico d’arte, saggista, intellettuale e designer italiano, nonostante la sua prematura scomparsa a soli 35 anni, Persico è stato una personalità considerevole dei nostri anni ’30: ha lasciato un’impronta fondamentale nello sviluppo del Razionalismo italiano e nella diffusione delle avanguardie europee.

La sua vita, però, e soprattutto la sua morte sono un grande mistero, alimentato dall’ambiguità e dal riserbo che erano la cifra della personalità di Persico. I punti d’ombra, quindi, sono molti, alimentati dal fatto che il critico napoletano era intellettuale scomodo per il regime fascista, di simpatie cristiane e socialiste, inizialmente poi un po’ liberali (in gioventù fu grande amico e collaboratore di Piero Gobetti).

La versione dei fatti di Camilleri

Camilleri nella prima parte del libro si limita ad indagare, poi, come sa fare magistralmente, prende le poche certezze trovate e con esse tesse il filo del racconto, costruendo la sua versione dei fatti.

Non sempre concorderete con lui, come è giusto che sia: l’intellettuale deve esporsi, fare azzardi, non semplicemente dare la sua blanda opinione, cosa a cui oggi siamo poco abituati. Sicuramente, come sempre, è una versione interessante.

La scrittura civile di Camilleri

Dentro il labirinto presenta un esempio della scrittura civile di Camilleri: sonda l’inquietudine di un caso irrisolto, provando a farvi luce con il lumicino della ragione, non retrocedendo anche quando le domande sono più delle risposte.

L’unica soluzione è, allora, narrare, tenendo comunque sempre accesi i fari della razionalità e il motore della memoria: Dentro il labirinto ci insegna a non dimenticare che, in un regime, non esiste giustizia; esistono solo coni d’ombra dove prosperano impuniti il sospetto e la violenza.

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