“COSE DA FARE A FRANCOFORTE QUANDO SEI MORTO”di Matteo Codignola

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TRA ALLUSIONI E MISTERI LO SPETTACOLO DEL SOTTOBOSCO LETTERARIO

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Un libro che spiazza le aspettative

“Cose da fare a Francoforte quando sei morto” di Matteo Codignola è uno di quei libri che spiazzerà comunque chi lo legge. Lo scontro con le aspettative dei lettori è difficile da evitare.

La Buchmesse, la Fiera del libro di Francoforte, da sempre stimola la fantasia degli appassionati di letteratura e di libri in generale: il mistero, le trattative, i manoscritti segretati, da leggere in anteprima.

Codignola adotta un approccio ironico e disincantato che tende a smitizzare, com’è giusto che sia, il tutto, con l’umorismo e il disincanto.


La metafora del criceto e la struttura del libro

Mi ha colpito la metafora iniziale: l’esperienza alla Fiera di Francoforte è accomunata a quella dei criceti nella ruota.

Così, narrativamente, quasi a concretizzare quel flash iniziale, ci troviamo ad assistere, di digressione in digressione, a una serie di episodi, ricollegati alle “varie Francoforti” vissute dall’autore.

Una linea narrativa principale vera e propria non esiste, anche se l’autore gioca, ammicca, promette. Un po’ come nella Fiera, le varianti sono molte: può capitare che il libro dell’anno non sia quello che ti aspetti; può essere anche che quell’anno non ci sia affatto; può capitare che non sia tu l’editore che lo pubblicherà.


Episodi, risate e personaggi indimenticabili

Accettata la prospettiva che la Grande Storia non arriverà, il libro sicuramente intrattiene, grazie ad alcuni episodi divertenti in cui si ride o si sorride di cuore, ma soprattutto grazie alla capacità di Codignola di tratteggiare “in punta di matita” alcuni personaggi indimenticabili del suo entourage.

Questi rientrano nel “generone” delle figure del sottobosco letterario ed editoriale: Basso, la francesista, il germanista (protagonista di uno degli episodi più esilaranti), ecc.


Misteri editoriali e giochi narrativi

Naturalmente, è un libro che gioca scientemente a dire e non dire, instillando lecite e curiose domande:

  • Quale sarà l’autore americano di un libro anni ’50, grande successo in Italia, i cui diritti sono detenuti da un avvocato dalla precaria salute psicologica?
  • E l’autore francese in rotta con il suo editore storico italiano?

Tutto avvolto nel mistero o nel detto “a mezza bocca”, come in tutte le Buchmesse che si rispettino.


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