INSIDE di BO BURNHAM: il diario della quarantena di cui non avevamo bisogno. O forse si.

By | Film, Recensione

Uno speciale autoprodotto durante il lockdown

Si è fatto un gran parlare di “Inside” di Bo Burnham in questi giorni… Uno speciale su Netflix totalmente autoprodotto in clausura durante i mesi di lockdown. Su “Rivista Studio” Corinne Corci ne ha scritto in questi termini. Anche io l’ho visto e penso che sia un oggetto strano; il lockdown, l’isolamento, certo, adesso non ne possiamo più; e anche io che sono sempre stato ferreo e pignolo, adesso rispondo dentro di me sgarbatamente a chi mi ricorda di tirarmi su la mascherina per strada. Siamo effettivamente stufi e provati.

La comicità che mette in luce la sofferenza

Mi sembra però che la comicità di Burnham metta sottilmente in primo piano la sofferenza, ma non quella di tutti, la sua, con il suo percorso psicologico, cominciato cinque anni fa, quando ha abbandonato il live a causa degli attacchi di panico. Questo crea un canale di empatia costante.

inside bo burnham

All Eyes on Me: il momento più emozionante

Si provi, ad esempio, ad andare su Spotify ed a riascoltare “All Eyes on Me”, una delle canzoni finali, apice emozionale dello special: nella versione tratta dallo spettacolo (qui sotto), che include anche il monologo di Bo che descrive le sue vicissitudini, la canzone ha una carica emozionale notevole; nella versione “(Song only)”, invece, la canzone perde molto di quel coinvolgimento, rimanendo una bella canzone r’n’b e poco altro.

Il dialogo con lo spettatore

Durante lo speciale, quindi, diventiamo gli interlocutori di Bo, anche nei momenti di scoraggiamento. Come tutte le cose fatte in isolamento, è capitato a tutti di chiedersi: “ne vale la pena?”, “per chi sto lavorando?”.

Un po’ come quando io ho fatto la DAD; le prime volte la mia mente ha fatto uno sforzo sovraumano, ha messo a tacere tutto, permettendomi di fare lezione come se nulla fosse; è stato quest’anno, quando l’ho rifatta, per fortuna solo per due sciagurate settimane, che ho pensato: “ma per chi sto facendo tutto questo?”; “che senso ha”; sì, i ragazzi “c’erano” ma non erano con me.

Un significato storico e personale

Quindi, proprio perché ci siamo passati, e possiamo forse guardarci indietro, questo speciale forse acquisterà spessore, anche storico, tra qualche mese o anno. Spero.

Detto questo, ho preso in mano un po’ di libri sul Virus che avevo comprato, perché solo ora ho trovato “il coraggio” e la lucidità per parlarne. Forse.

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