Poesie di Natale di autori famosi: le più belle poesie italiane da leggere durante le feste

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poesie di natale di autori famosi

Il Natale: una festa tradizionale, con le sue usanze e i suoi momenti rituali. Si crede o non si crede; alla fine, spesso, si cede. Così, ognuno si è creato le proprie piccole abitudini dell’avvento. Io ho quella di riprendere sempre gli stessi libri e leggervi sempre le stesse poesie. È un po’ come tornare in un posto che conosci perché ci sei affezionato; il trionfo della comfort zone, insomma; del resto, almeno per me, Natale è un periodo di riposo. Ho pensato, allora, di raccogliere qui alcune delle mie poesie italiane preferite, dedicate alla festività natalizia.


Giambattista Marino

«Felice notte, ond’a noi nasce il giorno
di cui mai più sereno altro nun fue,
che fra gli orrori e sotto l’ombre tue
copri quel Sol, ch’a l’altro Sol fa scorno!

Felici voi, ch’in povero soggiorno,
pigro asinello e mansueto bue,
al pargoletto Dio le membra sue
state a scaldar con dolci fiati intorno!

Felici voi, degnate a tanti orrori,
aride erbette e rustica capanna,
ch’aprir vedete a mezzo ‘l verno i fiori!»

Così diceano, a suon di rozza canna,
innanzi al gran Bambin chini i pastori;
e sudò l’elce e’l pin nettare e manna.


Giambattista Marino sa stupire e ribaltare la prospettiva delle cose, come pochi altri autori. Non viene meno neanche qui al suo gusto per lo stupore barocco. Solo che coincide con quello umile e primigenio dei pastori di fronte alla capanna. Così, l’evento sacro è visto dal basso e da vicino. La nascita di una nuova speranza, di un nuovo Sole, risalta così immediata ma non appiattita.


Clemente Rebora

Oh Comunion vera e sol beata,
se con te, Cristo, sono crocifisso
quando nell’Ostia Santa m’inabisso!
Intollerabil vivere del mondo
a bene stare senza l’Ognibene!
Penitenza scansar, che penitenza!
Se ancor quaggiù mi vuoi, un giorno e un giorno,
con la tua Passion che vince il male,
Gesù Signore, dàmmi il tuo Natale
di fuoco interno nell’umano gelo,
tutta una pena in celestiale pace
che fa salva la gente e innamorata
del Cielo se nel cuore pur le parla.
O Croce o Croce o Croce tutta intera,
nel tuo abbraccio a trionfar di Circe,
solo sei buona e bella, e come vera!
Abbraccio della Madre, ove già vince
nel suo Figlio lo strazio che l’avvince.

L’evento della nascita di Cristo nel suo divenire sacro, annuncio della Passione e della salvezza; così, nel folgorante verso centrale «dàmmi il tuo Natale di fuoco interno nell’umano gelo», Rebora, da religioso inquieto quale è stato, sempre in cerca di risposte e di nuove domande, ci ricorda l’essenza vera del sentimento natalizio che è tutto fuorché pacifico. È, invece, fuoco e l’unica strada per trovarlo è cercare dentro di noi.


Guido Gozzano

La pecorina di gesso,
sulla collina in cartone,
chiede umilmente permesso
ai Magi in adorazione.
Splende come acquamarina
il lago, freddo e un po’ tetro,
chiuso fra la borraccina,
verde illusione di vetro.
Lungi nel tempo, e vicino
nel sogno (pianto e mistero)
c’è accanto a Gesù Bambino,
un bue giallo, un ciuco nero.


Da Gozzano ci aspetteremmo il Natale delle “piccole cose” e così è. È la sua versione rimpicciolita, quella del Presepe. Ogni cosa illude ma poi si svela finta, apparecchiata, depotenziata; emblema ne è il lago, che «splende» ma è una «illusione di vetro». Eppure, «nel sogno» l’incanto del Natale non è morto: pianto e mistero miracolosamente rinascono ancora una volta.


Salvatore Quasimodo

Natale. Guardo il presepe scolpito,
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.
Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure di legno: ecco i vecchi
del villaggio e la stella che risplende,
e l’asinello di colore azzurro.
Pace nel cuore di Cristo in eterno;
ma non v’è pace nel cuore dell’uomo.
Anche con Cristo e sono venti secoli
il fratello si scaglia sul fratello.
Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino
che morirà poi in croce fra due ladri?


Anche Quasimodo sceglie la prospettiva “gozzaniana” di vedere il Natale attraverso il Presepe. La parola «Pace» scandisce il componimento fino al disvelamento della verità, amara, che suona in tono chiaro, limpido e deciso: «Non v’è pace nel cuore dell’uomo». E la domanda finale non può che risuonare, quasi rimbombare, nel silenzio.


Libri citati:

  • AA.VV., L’incanto del Natale. Poesie, filastrocche, canzoni, a cura di Fabiano Massimi, Einaudi, Torino 2012
  • AA.VV., Natale scapigliato, a cura di Giuseppe Iannaccone, Interlinea, Novara 2011
  • Guido Gozzano, La pecorina di gesso. Testi natalizi, a cura di Roberto Carnero, Interlinea, Novara 2009

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