Ossi di seppia poesie di Eugenio Montale: 3 testi da riscoprire

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Ossi di seppia poesie: 3 poesie di Montale tra mare, infanzia e disillusione, da Epigramma a Vento e bandiere, nel centenario della raccolta. Comincia, con questo articolo, una piccola serie dedicata agli Ossi di seppia di Eugenio Montale di cui ricorre quest’anno il centenario.

1. “Epigramma”

Un leggero omaggio in punta di poesia.


Epigramma:

Sbarbaro, estroso fanciullo, piega versicolori
carte e ne trae navicelle che affida alla fanghiglia
mobile d’un rigagno; vedile andarsene fuori.

Sii preveggente per lui, tu galantuomo che passi:
col tuo bastone raggiungi la delicata flottiglia,
che non si perda; guidala a un porticello di sassi.


Un’affinità elettiva

Camillo Sbarbaro ed Eugenio Montale: un’affinità elettiva.
Sbarbaro forse un padre, un fratello per il poeta più giovane.
Un epigramma che è un dolce e leggero ritratto.

Spesso associamo gli Ossi di seppia ad un poetare concettoso e denso; qui, in apertura di raccolta, abbiamo la luminosità dell’immagine, icastica, del poeta fanciullo, in balia della tempesta della vita.


camillo sbarbaro
Camillo Sbarbaro

Il saggio bambino

Un’immagine che tornerà in Arremba su la strinata proda.
Sbarbaro, però, a differenza del fanciullo dell’altra poesia, ci appare come il saggio bambino di certi miti. Lui può; gli altri no.

E poi quell’augurio finale, quello strano augurio di Montale al «galantuomo»:
«Sii preveggente per lui, tu galantuomo che passi etc.».

Ci suona strano perché nel tono non ravvisiamo incertezze.
E l’ambiguità si annida in quel «che non si perda», che vale come augurio a Sbarbaro di trovare il proprio pubblico; insomma, che non vada persa la flottiglia, non che vada guidata.

A guidare ci pensa Sbarbaro, piccolo ma illuminato.
Esempio lampante ma irreplicabile, per il Montale degli Ossi.


Epigramma è una poesia d’occasione, sì.
Comunque, brilla di luce, magnetica e memorabile.


2. “Arremba su la strinata proda”

Una poesia per guardare il mare… ma solo da lontano.


Arremba su la strinata proda:

Arremba su la strinata proda
le navi di cartone, e dormi,
fanciulletto padrone: che non oda
tu i malevoli spiriti che veleggiano a stormi.

Nel chiuso dell’ortino svolacchia il gufo
e i fumacchi dei tetti sono pesi.
L’attimo che rovina l’opera lenta di mesi
giunge: ora incrina segreto, ora divelge in un buffo.

Viene lo spacco; forse senza strepito.
Chi ha edificato sente la sua condanna.
È l’ora che si salva solo la barca in panna.
Amarra la tua flotta tra le siepi.


Un osso di passaggio

Un “osso” di passaggio, in molti sensi.
Passaggio dall’infanzia all’età adulta.
Passaggio dal mare, il mare metaforico della vita e dell’infanzia, alla proda, alla terra di quando si cresce.

Una poesia che è un rispecchiarsi: Montale rivede sé stesso bambino.
Lo sguardo adulto quasi tutela quel ricordo ma lo confina lì, nel passato, come qualcosa di non replicabile.


Presagi e rinuncia

Aleggiano «malevoli spiriti» e anche la natura, pur nel chiuso dell’«ortino», sembra cupa.
Scuri presagi della rottura, che giungerà (ultima strofa) e lo farà senza rumore; non vale, quindi, edificare.

La soluzione è saggiamente quella che innerva gli Ossi di seppia: ridursi.
Aderire alla terra, scegliere la terra; abbandonare il mare.

3. “Vento e bandiere”

Nel silenzio la festa si allontana.


Vento e bandiere:

La folata che alzò l’amaro aroma
del mare alle spirali delle valli,
e t’investì, ti scompigliò la chioma,
groviglio breve contro il cielo pallido;

la raffica che t’incollò la veste
e ti modulò rapida a sua imagine,
com’è tornata, te lontana, a queste
pietre che sporge il monte alla voragine;

e come spenta la furia briaca
ritrova ora il giardino il sommesso alito
che ti cullò, riversa sull’amaca,
tra gli alberi, ne’ tuoi voli senz’ali.

Ahimè, non mai due volte configura
il tempo in egual modo i grani! E scampo
n’è: ché, se accada, insieme alla natura
la nostra fiaba brucerà in un lampo.

Sgorgo che non s’addoppia, – ed or fa vivo
un gruppo di abitati che distesi
allo sguardo sul fianco d’un declivo
si parano di gale e di palvesi.

Il mondo esiste… Uno stupore arresta
il cuore che ai vaganti incubi cede,
messaggeri del vespero: e non crede
che gli uomini affamati hanno una festa.


Epifanie e disillusione

Poesia di epifanie, di folate improvvise; in più, una presenza ispiratrice che attraversa l’opera montaliana, quell’Annetta che il poeta frequentò negli anni ’20.
Sottilmente si impone il tema centrale, quello dell’uguale:
«Ahimè, non mai due volte configura
il tempo in egual modo i grani».

La natura sembra uguale, eppure è diversa, così la nostra vita: il tempo scorre ma mai allo stesso modo.
È una disforia dello sguardo la nostra: vediamo uguale ciò che uguale non è.

Così, ci dice Montale, potremmo illuderci, illuderci che siamo noi a fare da raccordo, che siamo noi a garantire la continuità.
E così, giù per i viali, anzi vialoni dell’illusione: illuderci di crescere e forse anche di avere una storia che sia nostra; invece, la vita è uno «sgorgo che non s’addoppia»; uno zampillo che non si replica; è un gioco a perdere, una festa che si allontana.


Conclusione

Una poesia che è un volo leggero che poi stromba giù, improvviso e rapido, verso la terra e la disillusione.
Ha quel “gusto amaro” ma vero e “sapido”, come molta della poesia degli Ossi montaliani.

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