REMORIA DI VALERIO MATTIOLI.

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Mutazione storia della roma “DI SOTTO”

remoria valerio mattioli

Mentre leggevo “Remoria” di Valerio Mattioli, a un certo punto ho avuto una rivelazione: “ma questa è la storia di Roma! Quella alternativa, sotterranea e mutante ma è sempre STORIA DI ROMA.


La città invertita e la cultura underground

Storia della città invertita, del sottosopra che è la cultura underground a Roma. Una città marea che, come tale, non può che alimentarsi non del sole, non quello ufficiale, sacro ad Apollo e a Romolo, ma della luna. Sacra a Diana.

Nel tempio di Diana, nel Nemus, il bosco sacro accanto al lago Albano nasce il Rex Nemorensis, giovane sacerdote che può essere scalzato solo con la violenza da un altro giovane. È l’eterno ritorno della violenza che è alla base di Roma, delle sue fondamenta storiche e mitiche, a partire da quel fratricidio dal cui sangue è nata.


Rex Nemorensis, Pasolini e il sangue sacrificale

Il Rex Nemorensis è epitome e archetipo del coattoo. Colui che viene da fuori e si appropria di Roma, di Roma diventa l’imperatore. Come è cambiata la città, è cambiato lui, è mutato. Come dice Mattioli, s’è elettrificato, ha subito lo shock dell’elettricità.

Mattioli sa cogliere e mitizzare a sua volta gli snodi dell’evoluzione. Tutto comincia da altro sangue: da quel corpo lasciato là nel sabbione dell’Idroscalo. Pier Paolo Pasolini, come lo chiamavano “l’amichi” in quei filmati sgranati che oggi cerchiamo su YouTube, emerge da subito come corpo sacrificale, come sacrificio, come Remo.

Sacrificato per edificare la città ordinata, figlia del “kosmos”. Da quel sangue nasceranno figure dell’Altromondo. PPP è un padre della rappresentazione e quindi dell’essenza della Roma raccontata; in lui convivono linea bianca e nera, linea popolare e linea iniziatica.


Dal cinema underground agli eredi letterari

E quindi Claudio Caligari, che nell’83 riunisce in Amore tossico un altro gruppo di fantasmi e “je fa’ gira’ ‘n film”, sanguigno, si riallaccia al sangue di Pier Paolo. Un film che rimase sotterraneo e carsico fino a riemergere. Così come L’imperatore di Roma di Nico D’Alessandria (1987).

I figli partono dall’opera del padre ma vanno avanti, dimenticano e dimenticando uccidono. Tanto da quella linea pasoliniana non si sfugge. Dinamica vera anche per scrittori come Mattioli stesso o come Andrea Esposito.

La cultura remoriana nasce ctonia e poi riemerge come Apollo a Delfi, sconfitto il pitone. Le stesse «forze della città di sotto», cui fa riferimento Nicola Lagioia in La città dei vivi, hanno molti punti di contatto con il libro di Mattioli.

Possono essere come la marea: onde culturali che vengono e vanno ma nascono sempre dall’esterno. E sbattono contro un altro simbolo che si staglia a Roma: il GRA. Il cerchio, l’ano, l’inversione, che crea il dentro e il fuori.


La periferia come centro e destino

La periferia come pongo si modella sul GRA, non sulla città; anzi è lei che conquista la città. Io ho vissuto per quasi trent’anni a Prima Porta, al confine col GRA, e quella strada circolare è stata da sempre la mia porta con il mondo.

Mi ha sempre costretto a essere macchinato, meccanizzato, metà uomo-metà macchina. Perché a Roma è così.


Visioni tra traffico e antica Roma

[Un giorno ero bloccato dar traffico su Piazzale Maresciallo Giardino e c’ho avuto ‘na visione. Ho chiuso l’occhi e me trovavo nell’antica Roma e ho visto una fila immensa de carri. Tutti bloccati, senza movese, pure lì; ma me sa che stavo a legge ‘aa biografia de Philip K. Dick de Carrère e me’ so’ lasciato suggestiona’.]


Politica, periferia e vita quotidiana

Insomma, potrei andare avanti per ore, forse divagando troppo. Dentro queste pagine ci sta tutto quello che da quel ’75 ha significato movimento, aggregazione e politica qua a Roma.

Sì, politica perché come in periferia, nella strada ci si incontra e la politica non è qualcosa di puro, “come ce vonno fa’ crede ar centro”, è qualcosa di screziato, di compromesso, è vita.

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