Una notte sul treno della Via Lattea di Kenji Miyazawa

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treno via lattea

Il cielo è un rifugio, o uno specchio?

Il cielo è un rifugio, o uno specchio? O tutte e due le cose. Il volumetto che per Marsilio raccoglie i racconti di Kenji Miyazawa (Una notte sul treno della via Lattea e altri racconti) è lì a ricordarcelo.

Un rifugio in cui possiamo vederci e trovare quello che cerchiamo; una ricerca che si riflette e diventa conoscenza del sé, di lì lo specchio. Così, il bambino giapponese del racconto che dà il titolo alla raccolta, che si isola sulla collina, perché dileggiato dagli altri, perché preoccupato per la mamma, ha uno sguardo simile a quello del giovane Leopardi sulla panchina del monte Tabor: nel cielo “si finge”.


Miyazawa e il legame con l’Italia

Del resto, mi sento autorizzato dal parallelismo, vista la predilezione di Miyazawa per i nomi italiani (un personaggio importante del racconto si chiama Campanella).

Improvvisamente il cielo si espande e Giovanni si trova catapultato su un treno che corre attraverso la Via Lattea. Lo scrittore giapponese rende la pagina magica, un sogno ad occhi aperti in cui elementi di realtà virati e destrutturati si riaffacciano; una fantasia da dormiveglia, di quelle che poi ti svegli e non sai se è vera o no.


Il viaggio interiore di Giovanni

Siamo nella Via Lattea ma siamo anche nella mente di Giovanni, del bambino adolescente, diviso tra la paura di perdere la mamma e la necessità di essere accettato dai pari.

Di Miyazawa, poi, colpisce e incanta l’uso poetico dei toni di luce e di colore: del cristallo, del blu, del rosso.


La gru e le dalie

Un uso coloristico delle immagini che ricompare anche in La gru e le dalie, apologo favolistico, che rimanda ad un tipo di produzione più breve su cui il giovane ma sfortunato scrittore aveva puntato in vita.

Cielo e terra sono collegati: gli stessi occhi li guardano e li abitano.

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