
Una distopia tra amore e relazioni
La nostra distopica relazione. Potrebbe essere il titolo di un Mogol-Battisti dal futuro. Potrebbe anche essere il sottotitolo di “Parti e omicidi” di Murata Sayaka (e/o edizioni).
Quattro racconti sul futuro di amore, sesso, relazioni in un Giappone non troppo lontano nel tempo. Sayaka sa come intercettare l’inconscio di un paese ossessionato dalla futura prosecuzione della specie, dal tempo, da dettami di lavoro che non lasciano scampo.
Sono dinamiche che colpiscono anche l’Occidente, quindi il libro gioca facile ma l’autrice ha sempre qualcosa in più da spendere, quell’immagine, quella prospettiva che vi rimarrà nella mente.
Lo stile di Murata Sayaka
Lo stile è freddo, distaccato, talvolta indulge in dettagli macabri; eppure, nella stessa pagina sa passare ad immagini liriche e simboliche, quasi a bilanciare ma non a placare l’asprezza del futuro che immagina.
Un futuro in cui la società è cambiata non per propria volontà e sembra subire dinamiche più grandi di lei. Le soluzioni possono apparire moralmente riprovevoli ai nostri occhi ma si rivelano accettabili per chi, come i personaggi del libro, ha dimenticato il passato e guarda solo al presente.
Una riflessione sul futuro delle relazioni
Sayaka ci mostra il futuro se percorreremo la strada di allontanarci sempre di più dall’immediatezza, anche animale, dei nostri istinti, che per l’autrice vanno temperati ma non azzerati: altrimenti, avremo le relazioni come gusci vuoti, la procreazione come un dovere di stato, in cui magari la società col suo peso ci porta a credere ma in fondo, no, neanche noi ci crediamo più. Nient’altro che un’illusione.
Una nostalgia tra le righe
Emerge comunque in fondo, nell’ultimo racconto, una velata nostalgia per l’antica semplicità, per i tempi andati; è l’unica presa d’aria in un libro asfissiante e pressante, come si richiede alla letteratura che vuole scuoterci e non lasciarci indifferenti.
