
Un libro da liceo che diventa fondamentale
“I moralisti classici” di Giovanni Macchia. Quando apro questo libro, trovo scritto il mio nome e cognome e accanto: II C. È il classico libro da liceo; di quelli che ti viene imposto dal professore e magari per questo inizialmente lo guardi con un po’ di sospetto.
Insieme a “La nascita della tragedia” di Nietzsche può essere tra i primi Adelphi ad entrare nella tua casa e quindi per questo sarà venerato negli anni a venire.
Un’antologia d’autore
Sto parlando dei “I moralisti classici” di Giovanni Macchia. Innanzitutto, è un libro miscellaneo, un’antologia d’autore. È un genere che amo molto e forse tutto è nato da qui.
Chi sono i moralisti…? “Moralista” secondo questa classica antologia di Giovanni Macchia è colui che si divide tra realtà e riflessione e procura al lettore una sorta di vademecum della vita sociale; la sua è una letteratura pratica; il suo scopo è mettere ordine nella mobilità della società moderna, forse provare a darle un senso.
La riflessione morale europea tra XV e XVII secolo
In questo libretto è condensata la riflessione morale europea dei secoli XV-XVII; una sorta di thesaurus in cui è possibile ritrovare, compendiati, i sentieri attraversati da pensatori come Guicciardini, Browne, Montaigne etc.
Più che autori sembrano dei camminatori, diremmo degli wanderers; difficilmente il moralista è sistematico; gli piace di più divagare, seguire la realtà nei rivoli della sua concretezza piuttosto che stare a guardare il quadro da lontano.
L’uomo come centro della riflessione
Alla fine, “l’uomo” è la sfida della selva, un infinito aprirsi di itinerari, di possibili considerazioni. L’“uomo” qui è presentato nella sua interezza: le sue passioni, i sogni, la socialità. È un libro-città o se volete scomodare una famosa categoria, un’opera-mondo.
Da qui possono partire altre strade, altri sentieri di lettura: il Machiavelli del “Principe”, altro caposaldo liceale; il Robert Burton che per primo intercettò la natura culturale (e non solo medica) della Melancolia; il funambolico pessimismo di Baltasar Gracián; la libertà al di fuori degli steccati della scienza e del sapere di Thomas Browne; il freddo vivisezionare le passioni del Cartesio de “Le passioni dell’anima”.
Se volete è un libro-biblioteca che poi, se saprete assecondarlo, biblioteca lo diventerà davvero. A proposito, Gracián è stato da poco ristampato, sempre da Adelphi.
Le fondamenta della morale europea
Un libretto, quindi, fondamentale. La morale europea è un edificio, che oggi vediamo con guglie, merli e pennacchi, ma le cui fondamenta sono da ricercare qui, nei pensatori riuniti da Macchia, oltre che nel «meden agan» dei Greci e nella saggezza di Orazio.
Un tassello fondamentale dell’identità europea, non l’unico, non l’ultimo, ma in quanto tale dovrebbe essere letto da tutti, tanto più perché i pensatori del ‘400-‘500 e ‘600 avevano alle loro spalle una tradizione moralistica già sedimentata che dovevano adattare, non senza strappi, ad una realtà che però cambiava in fretta: questo rincorrere il tempo rendeva sicuramente stimolanti le loro speculazioni filosofiche e vivificante, come brezza marina, la loro lettura, ancora oggi.
