ONCE UPON A TIME IN ITALY: “L’EREDITÀ” DI MARIO PRATESI

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GIOIELLO PERDUTO DEL NOSTRO VERISMO

L’eredità di Mario Pratesi (1885) regge bene alla propria piccola nomea: un bel libro da riscoprire, sepolto, finito al di fuori del circuito del canone letterario italiano.

Un romanzo verista, figlio del suo tempo ma con una vivacità e un istinto che lo rendono godibile al di là degli anni e al di là del genere.

Pratesi vi ha lavorato limando e sfumando i riferimenti temporali alla stretta attualità (pochissimi), preferendo narrare una storia universale, che ha a che fare con le fondamentali categorie dell’umano: l’Ubris, la vendetta, la lotta per la scalata sociale.


La lotta per l’eredità e il desiderio di ascesa

A scatenare gli eventi è la lotta per l’eredità di un fratello che “ha fatto fortuna” diventando oste a Siena; si innesca così “la ruota del progresso”, come direbbe Giovanni Verga.

È il salto di specie, lo slittamento dei binari: dalla Natura, immobile legge eterna, alla dinamica piccola e misera storia degli uomini.

Attorno all’eredità, che si concretizzerà nel portafoglio del defunto – oggetto magico, oggetto del desiderio – si affannano Stefano Casamonti, fratello dell’oste, i suoi figli Filusella e Amerigo, e Gustavo, figlio del defunto.


La discesa della famiglia Casamonti

La ricerca diventerà, a poco a poco, una discesa negli inferi, una progressiva degradazione del ghenos dei Casamonti:

  • Da quel Margheritone, mitico progenitore la cui immagine apre il racconto, in grado di terrorizzare chiunque mettesse in dubbio le qualità della sua famiglia,
  • Alla debolezza, che confina con l’ignavia, di Amerigo, simbolo di una generazione ormai compromessa nella sua salute (anche mentale) con i “miasmi” della città.

La città come perdizione

Sì, perché sui Casamonti, campagnoli che vogliono fare il salto e diventare cittadini, incombe lei, inquietante e allo stesso tempo ammaliante: la città.

Per Pratesi è una sorta di pericolo costante: irretisce, perverte, getta nella sozzura, spesso senza dare nulla in cambio, nemmeno una seconda possibilità.

La geografia della perdizione è presto detta: il mercato, la piazza, il bordello. E spesso non esiste via di ritorno.


Un romanzo vivido e ironico

Concludendo, L’eredità, se deciderete di avventurarvi tra le sue pagine, si dispiega come romanzo vivido, forse un po’ semplice (non è per forza un difetto), sicuramente godibile, con un sottofondo contrappuntato d’ironia che non perde mai.

Avrebbe sicuramente meritato miglior successo ma… non è mai troppo tardi.

Il romanzo si legge corredato da note e da una solida introduzione sulla figura di Pratesi, stampato da Liguori.

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