
Esordi così te ne capitano in mano pochi. Folgorante, veritiero, scomodo, imperfetto. Qualche volta lo odierete ma saprete che sta andando nella direzione giusta.
Perché L’America di Matthew Baker (Sellerio, euro 17) gioca continuamente a rimpiattino con il lettore, manda segnali di realtà distorte, contraffatte, costruendo traiettorie di futuro plausibili, al confine tra la fantasia e l’amara realtà.
Racconti tra realtà e perturbante
Baker te le lancia, senza via di scampo, e sta a te rispondere.
I racconti partono sempre da dati realistici; poi, o subito o a un certo punto, avviene un capovolgimento del senso, della normalità.
Sfociano, quindi, nel perturbante, ma è un perturbante che nel futuro, immaginato dal giovane autore americano, è assodata normalità.
Come i suoi personaggi, allora, ci troviamo a vestire panni scomodi.
Il piacere della lettura
Si crea un piacere strano e sottile: non vorremmo vivere quello che ci viene raccontato, eppure la scrittura di Baker ci tiene lì, sperando che il racconto finisca il più tardi possibile.
A un certo punto della raccolta il trucco è svelato e potrebbe insorgere un po’ di stanchezza, ma consiglio di tenere duro perché, anche verso la fine, stimoli e stoccate non mancano.
Peccati di gioventù perdonabili
E se qualche volta Baker si convincesse che non serve fare elenchi continui, talvolta pesanti, per dimostrare di essere un grande scrittore, sarebbe anche meglio.
Peccati di gioventù. Glieli perdoniamo, aspettando la sua prossima provocazione.
