
Shaw è un uomo di circa cinquant’anni che si sta riprendendo dopo un esaurimento nervoso. Abita in una stanza in una pensione a Londra e una sera, in un pub, incontra Victoria, che ha da poco perso la madre e sta pensando di trasferirsi nelle Midlands per cambiare completamente la propria vita. Con lei inizia una enigmatica relazione.
Ma cos’è accaduto esattamente alla madre della donna? E perché nella vita di Shaw e Victoria si insinua sempre di più un vecchio libro vittoriano inglese di Charles Kingsley, I bambini acquatici, con i suoi bambini acquatici?
Realtà e percezione
Spesso la realtà non è quello che sembra; solo quando ci avviciniamo ai fenomeni possiamo coglierne la vera natura.
Nella quotidianità possiamo anche farcene un’immagine e, pur avendoli prossimi, non conoscerli. Ci abitueremo a quella nostra lettura statica e non ne noteremo i sottili, ma lenti e costanti, cambiamenti.
La Londra di Harrison
Ecco, la Londra di questo romanzo (M. John Harrison, Riaffiorano le terre inabissate, Atlantide edizioni, Euro 24) è così: la vediamo simile a quella che conosciamo e tutto sembra “average”, come le vite dei protagonisti:
- Shaw, un cinquantenne in crisi che cambia spesso lavoro e casa più per indolenza ed inerzia che per altro.
- Victoria, che si trasferirà poco fuori città dopo aver perso la madre.
Ma la mutazione è lì, lentamente si avvicina. Harrison la coglie nel suo quasi impercettibile divenire; procede per epifanie, richiami che cominciano sommessi poi si fanno più insistenti e pervasivi. Ineludibili.
La mutazione marina
La mutazione marina, quindi, riaffiora sommessamente, è nei dettagli di chi vuole e può intendere.
Riaffiora, per esempio, in quei riferimenti insistenti e maniacali a The water babies di Charles Kingsley o all’Idillio marino di Böcklin. È il restringimento dello spazio vitale. È la mutazione che ci prenderà.
Harrison allude, prelude, non dice mai del tutto; come la sua rivoluzione, vi raggiungerà inesorabilmente, con quel suo passo felpato e silenzioso.
